24 ottobre 2017   21:30

Utopia – Palestina. Come ogni autunno, torna #Utopia, la nostra rassegna dedicata alle cinematografie nazionali. Dopo Germania, Grecia, Cipro e Iran è il turno della Palestina.

Il cinema palestinese nasce in esilio. Per contrastare il tentativo di Israele di cancellare la Palestina e la memoria storica del suo popolo, nel 1968 nasce in Giordania la Palestinian Cinema Unit, con l’intento di far conoscere al mondo la lotta del popolo palestinese per il diritto al ri- torno, alla terra e ad uno stato. È anche un cinema di prima linea e diversi cineasti cadono su vari fronti mentre filmano. Un duro colpo alla cinematografia palestinese viene dato durante l’assedio e l’invasione israeliana in Libano, nel 1982, quando vengono sistematicamente distrutti, dopo settimane di bombardamenti a tappeto, la struttura dell’Istituto di Cinema Palestinese ed i suoi archivi, ma dall’estate 1982 il cinema palestinese torna produrre a Tu- nisi, dove si è trasferito il quartier generale dell’OLP.

RITORNO ALLA TERRA
A partire dagli anni ’80 si apre una nuova fase del cine- ma palestinese, non più legato all’OLP e alla diaspora ma alla realtà nella Cisgiordania e Gaza, occupate da Israele nel ’67.
In quegli anni infatti matura una generazione di registi palestinesi formatasi in esilio, fra cui ricordiamo Michel Khleifi in Belgio, Mai Masri in Canada, Ali Nassar in URSS. Realizzano documentari e lungometraggi sulla realtà nei territori occupati con mezzi di produzione indipendenti; Michel Khleifi dirige La memoria fertile, sulla questione femminile nella società palestinese ed araba e Nozze in Galilea, sulle umilianti condizioni di vita sotto l’occupazione militare. Dice: “Noi facciamo un cinema né hollywoodiano né d’autore, ma di ricerca, un lavoro estetico sull’immagine stessa, con un filo narrativo libero”.
Su questa linea si inseriscono con successo, sul piano internazionale, anche autori come Elia Suleiman, con Cronaca di una sparizione e Intervento divino, Rashid Mashrawi con Haifa, Ticket to Jerusalem e Compleanno di Laila, Hani Abu Assad con Raccolta di olive e Matrimonio di Rana e Annemarie Jacir con Sale di questo mare.
È un cinema che fa riflettere e ragionare, che da la parola invece di toglierla, che ricrea il tempo dell’ascolto.
Se Michel Khleifi ha reinventato il cinema palestinese con Nozze in Galilea sottraendolo alla tutela araba, Elia Suleiman gli restituisce la forza di aprirsi al mondo e cercare nuovi orizzonti, in attesa di nuovi autori che percorrano
altre e nuove strade: il cinema ideologico-militante degli anni ’60-’70 è finito.

NUOVA GENERAZIONE
Nel corso degli anni ’90 si affaccia una nuova generazio- ne di cineasti, nata e cresciuta nella Palestina occupata. A differenza del cinema della diaspora, il nuovo linguaggio cinematografico punta soprattutto ad indagare il fattore umano; spesso mette al centro la persona, la sua soggettività psicologica, sociale, culturale nel contesto dell’occupazione militare; non mancano però gli accenni critici alla società palestinese. Si tratta di film dove a volte realtà e finzione si intrecciano, una combinazione di sensibilità poetica ed analisi cruda della realtà sociale e politica. Rimane sullo sfondo una sfida coraggiosa contro l’illegale, violenta colonizzazione israeliana, usurpatrice della terra palestinese. In seguito alla seconda Intifada, alla costru- zione del Muro di Apartheid, le drammatiche condizioni di vita a Gaza, il nuovo cinema palestinese denuncia lo stato di guerra continua, cosciente di usare la cinepresa come un’arma di RESISTENZA!

Martedì 24 VOST* ore 21.30
The Wanted 18 
di Amer ShomaliPaul Cowan (Palestina, Canada, Francia, 2014, 75 min)

Lunedì 30 VOST* ore 21.30
Palestine Stereo di Rashid Masharawi (Palestina, Tunisia, 2014, 90 min)

 

*VOST (versione originale con sottotitoli in italiano)