PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Un film di Ewan McGregor. Con Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn, Uzo Aduba.
Titolo originale American Pastoral. Drammatico, durata 126 min, colore - USA, 2016 - Eagle Pictures.

American Pastoral è la storia di Seymour Levov detto “lo Svedese”, un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente compie un attacco terroristico che provoca una vittima. Com’è possibile che una tragedia di queste proporzioni sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano ? Dove ha sbagliato ?

“Moglie perfetta, casa perfetta, figlia perfetta. Qualcuno da lassù gli sorrideva. E pensavo che per lui sarebbe sempre stato così. Era lo Svedese”. – Nathan Zuckerman Nel periodo del dopo guerra, pieno di ottimismo e innocenza, il leggendario atleta del liceo Seymour “lo Svedese” sposa l’attraente Miss New Jersey, eredita l’azienda multimilionaria di guanti del padre e inizia una vita di beatitudine domestica e sociale, crescendo la sua amata figlia Merry in una grande casa di campagna, situata nel tranquillo ed esclusivo quartiere di Old Rimrock, nel New Jersey. In apparenza, lo Svedese è un pilastro della sua comunità, un simbolo della “greatest generation” – ammirato come uomo d’affari indipendente, boss caritatevole e devoto uomo di famiglia – dotato di un’infallibile fiducia nelle promesse del Sogno Americano. Negli anni ‘60— nel mezzo delle agitazioni causate dalla Guerra del Vietnam – un’arrabbiata e sempre più estremista sedicenne Merry, diventa la principale sospettata di un incredibile atto di violenza letale nella felice cittadina di provincia di Levov, sconvolgendo il padre e la sua visione del mondo. Determinato a fare i conti con ciò che è successo ai suoi cari, lo Svedese si imbarca in una missione che ha come obiettivo non solo di ritrovare Merry – ora in fuga dalla giustizia come fuggitiva – ma anche di ricostruire la famiglia Levov e il suo stesso cuore.

American Pastoral è basato sul romanzo di Philip Roth, vincitore del Premio che fa il resoconto dei profondi cambiamenti della vita americana degli ultimi cinquant’anni. L’adattamento si focalizza sulla ricerca dello Svedese della figlia, ma soprattutto su temi come l’incertezza, i cambiamenti del destino, la famiglia e la perdita, la cui trasposizione sul grande schermo ha impegnato i filmmakers per oltre tredici anni. Il produttore Gary Lucchesi, della Lakeshore Entertainment, riflette su cosa lo abbia spinto a mantenere la rotta, nonostante il lungo ma costante processo creativo: “ho sempre desiderato realizzare una storia padre-figlia. Ho letto la sceneggiatura, ho pianto e ho capito che dovevo fare questo film in un modo o nell’altro,” ricorda. “Dentro ci ho visto la storia di un uomo che ha un amore assoluto per la figlia nella buona e nella cattiva sorte. Mi piacciono i drammi sugli esseri umani con cui ci si può relazionare e le esperienze che si possono immaginare. Questo è quello che come filmmaker davvero mi prende. Ogni tanto ti capita l’occasione di fare qualcosa che desideri come questo, quindi gli dedichi tutto te stesso”. Il produttore Tom Rosenberg, è stato altrettanto toccato dal ritratto di questo apparente quadretto perfetto della famiglia americana, guidata da un uomo decente, che tuttavia vacilla su delle fondamenta che si stanno pericolosamente spaccando sotto i suoi piedi. “Lo Svedese passa tutta la sua vita a cercare di riportare Merry indietro e non molla mai. Nulla potrebbe fermarlo”, dice. La stessa produzione ha dovuto sviluppare un senso di resilienza. “Questo era un progetto difficile da fare”, conclude Rosenberg, “ma ne valeva la pena”.

Lo sceneggiatore John Romano, laurea in Letteratura e professore d’inglese alla Columbia University, è stato attratto da una storia che non solo spazia attraverso uno dei periodi di cambiamento più vertiginosi della vita americana – dalla positività del dopoguerra e la conformità dei tardi anni ’40 agli esplosivi subbugli e gli effetti dirompenti degli anni ’70 – ma ripercorre anche importanti eventi storici e come questi si siano intrecciati con i momenti famigliari privati. “Conoscevo bene il libro e ho sempre pensato che fosse il miglior libro sugli anni ’60 scritto dalla prospettiva della rivoluzione contro la Guerra del Vietnam sul fronte interno”, ricorda Romano. “Roth ha voluto ricercare le radici psicologiche della rivoluzione giovanile e guardare alla vita famigliare”, afferma Romano. “Il suo focus, e quindi il nostro, è sull’esperienza umana”. Romano era anche consapevole che avrebbe dovuto affrontare una sfida, nel cercare di bilanciare la sua necessità di essere fedele al caratteristico linguaggio di Roth e alle sue capacità di osservazione con la direzione narrativa di un racconto cinematografico. “Ho approcciato l’adattamento con una comprensione letteraria del romanzo e ho sentito l’importanza di essere fedele”, dice, “perché Roth ha una scrittura brillantemente tortuosa, ma un film deve afferrarti alla gola e poi andare avanti. Ci sono alcuni cambi strutturali, ma ho ritenuto importante essere il più fedele possibile a quello che ha creato Roth”. Nel suo adattamento, Romano ha anche messo in luce i personaggi e le loro relazioni. “Questo è un film padrefiglia. È un film che parla di umanità, di paternità e di difficoltà famigliari. Non sono temi confinati a certi periodi storici. Sono senza tempo”. EWAN McGREGOR: DALLO “SVEDESE” ALLA REGIA Ewan McGregor – nominato due volte ai Golden Globe® e conosciuto per i tanti ruoli in film di genere diverso, dagli innovativi Trainspotting, Velvet Goldmine e Moulin Rouge, agli apprezzati L’uomo nell’ombra e Il pescatore di sogni – era destinato ad interpretare il personaggio chiave dello Svedese in AMERICAN PASTORAL molto prima di decidere di seguire anche la regia del film. In ultima analisi, è stato il suo amore per la storia che l’ha spinto a decidere di sperimentarsi con il debutto come regista. “La sceneggiatura mi ha toccato profondamente e sono stato catturato dallo Svedese e dall’analisi della relazione padre-figlia”, racconta lui. “È un uomo che crede fermamente nel vivere la sua vita in modo giusto. È un prodotto del dopoguerra e incarna in modo totale l’idea che un tempo ci fosse un Sogno Americano apparentemente raggiungibile. In un certo senso, lo Svedese è il Sogno Americano e sua figlia Merry è gli anni ‘60”. McGregor sapeva che questa era un’opportunità rara. “Ho sempre desiderato curare la regia di un film, ma non volevo farlo tanto per farlo”, spiega McGregor. “Volevo avere una storia che fossi motivato a raccontare”. Ricorda Gary Lucchesi: “Non è stato così folle come Ewan credeva sarebbe stato, perché lo avevamo già conosciuto ed eravamo consapevoli della sua passione per il progetto, oltre che apprezzarlo come artista. Io e Tom ci siamo seduti con Ewan a parlare e ad un certo punto ci siamo resi conto che era lui il regista su cui eravamo pronti a scommettere. È stata una delle migliori decisioni che abbiamo preso”. Aggiunge Rosenberg: “È stato meticoloso, caparbio e ci ha messo tutto se stesso. Io sono bravissimo nella fase di preparazione, ma lui è andato anche oltre quello che potevo immaginare e questo è stato impressionante. Ha anche aggiunto alla produzione un grande rapporto con gli altri attori. Ha ottenuto la loro totale fiducia e ha saputo gestire le loro diverse personalità in maniera eccellente”. Della sua collaborazione con McGregor, lo sceneggiatore John Romano dice: “Ewan ha compreso il romanzo di Roth così bene che quando abbiamo cominciato a collaborare, ha spinto maggiormente anche me verso il vero significato di quello che Roth ha scritto. Il miglior esempio che posso fare è che il film comincia con una frase che non esisteva fino a che Ewan non è diventato il regista del film”. Jennifer Connelly aggiunge: “È una gioia stargli accanto e lavorare con lui. È così gentile e generoso e ha un modo piacevole di comunicare con tutti. Si è reso molto disponibile per i suoi attori, abbiamo trascorso un periodo di prove molto costruttivo”. Anche il resto del cast è stato entusiasta nel lavorare con lui in questa nuova modalità. “È stata la mia prima volta con un attore che è anche regista del film e non avrei potuto chiedere nulla di meglio che vivere questa esperienza con Ewan,” dice Dakota Fanning. “Guardarlo bilanciare recitazione e regia per me è stato davvero stimolante. Inoltre è stato in grado di sostenere tutti e di mostrare grande rispetto per l’intero cast e crew”. Aggiunge Uzo Aduba: “Ewan è un regista generoso, capace di comunicare la sua visione agli attori in modo chiaro e specifico, cosa incredibilmente utile. È disponibile a farti provare qualsiasi cosa senza alcun giudizio”. Mentre preparava la produzione, McGregor ha contemporaneamente lavorato per comprendere l’essenza dello sfaccettato e complesso personaggio principale del film. Il ruolo dello Svedese è particolarmente faticoso, a partire dalla sfida posta dal dover abbracciare un’intera vita di un uomo adulto, dalla gioventù alla vecchiaia. Inoltre, McGregor ha affrontato anche un altro compito difficile: far emergere l’aspetto simbolico delineato da Roth dell’uomo americano atleta, ricco industriale e padre, rendendo nel contempo il personaggio davvero realistico e umano. Perché anche se lo Svedese non smette mai di provare a essere l’uomo onesto del mito americano, la traiettoria della sua vita precipita nella direzione opposta. “Nel corso della sua vita, lo Svedese fa sempre quello che la gente si aspetta da lui, quello che desidera lui faccia. Non perde mai le sue convinzioni morali su cosa sia giusto o sbagliato. Ma per certi versi questa è la sua rovina”, conclude McGregor. “La moglie Dawn, va avanti verso un’altra vita, ma lo Svedese cerca sempre di tenere tutte le cose insieme, di renderle nuovamente perfette”.

Sabato 22  ore 10.00 CineMà