PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Un film di Mario Bonfanti. Con .
Titolo originale Bozzetto non troppo. Documentario, durata 75 min, colore - Italia, 2016 - Cinecittà Luce.

Bozzetto non troppo. Giovedì 24 il regista Marco Bonfanti incontra il pubblico del PostModernissimo

Seguendo la linea poetica di Bruno Bozzetto, nutrita dagli affetti e dai personaggi del suo immaginario artistico, Marco Bonfanti realizza un’appassionante riflessione sulla creazione artistica. Bozzetto non troppo è un motto di spirito che produce un cortocircuito dello spirito, che richiama l’infanzia senza mitizzarla, che torna all’infanzia per matura conquista. Perché l’età dell’innocenza per Bruno Bozzetto, l’età dei suoi nipoti, attesi fuori dalla scuola e consegnati alle ali di un’altalena, è un arco primordiale, un intervallo magico dove la razionalità non interferisce con la creazione. Creazione che diventa un momento di fulgida imprevedibilità. Bonfanti coglie il segno dell’infanzia e rende visibile l’arte di Bozzetto, svolgendo un ritratto dialettico divertito e conciliante come il Signor Rossi, asciutto e graffiante come il segno grafico che ha inciso il cuore dei suoi spettatori. Cartoonist delle meraviglie, Bozzetto si racconta con leggerezza e ironia, ‘disegnandosi’ a occhi chiusi come un grand garçon che non ha mai dimenticato i trastulli della fanciullezza.
Bonfanti fa un passo indietro e osserva alla giusta distanza quel gigantesco continente pieno di mistero e colori rivelando un uomo implicato con la natura, la fantasia, le invenzioni, la creatività, l’immaginario. La chiave musicale e d’accesso è quell’Allegro non troppo che chiude il documentario e apre sull’orizzonte poetico dell’artista milanese, che ha saputo meglio di chiunque altro combinare il segno iconico con quello acustico. In quella sarabanda di musica disegnata, derivata più dalle emozioni che dalla volontà di interpretare la musica stessa, dimora il cuore di un poeta che ha il ritmo delle immagini che anima. Il movimento di questo artista è quello di un’irriducibile modestia da cui pescano John Lasseter (Pixar), Matt Groening (I Simpson), Peter DeSève (L’era glaciale), riadattando nei loro universi l’intensità espressiva e la potenza dinamica degli eroi bozzettiani.
Polo di attrazione per chi pensa che è meglio disegnare quello che non può essere detto, Bruno Bozzetto ha illustrato la vita e le sue contraddizioni con tratto sicuro e linee oblique, come il suo pensiero che si fa poesia separata dalla conoscenza razionale, luogo immaginario in cui l’artista trascende le cose, i fatti e raggiunge la libertà. Ma quella libertà Bozzetto la cerca e trova pure nel deserto del reale, in un ritiro bucolico dove la grazia del suo lavoro avanza con le tecnologie, dove la sua vorace pecora incontra il gregge metropolitano di Marco Bonfanti (L’ultimo pastore) pascolando, brucando immagini e risalendo insieme il tempo. Indietro fino al pascolo verde delle origini, dove le idee e le forme crescono spontaneamente come l’erba. Tavola dopo tavola, frame by frame, Bozzetto non troppo ripercorre una carriera straordinaria che debutta sulla spiaggia di Cannes (Tapum! La storia delle armi), realizza il primo lungometraggio animato in Italia (West and Soda), anticipando il fortunatissimo filone dello spaghetti-western e lavorando sui modelli consolidati del genere, ricalca la mascella volitiva e la tracotanza ingenua dei supereroi dell’immaginario classico (Vip – Mio fratello superuomo), tempera e stempera il pervasivo consumismo degli anni Sessanta, infila con il signor Rossi la paglietta e le abitudini dell’italiano medio, omaggia la fantasia disneyana trovando esiti nuovi nel rapporto immagine-musica (Allegro non troppo). Acme poetico di soluzioni espressive e aperture simboliche, di intermezzi comici e movimenti nostalgici, di scene dal vero ed esasperazioni di forme e metamorfosi, di animazioni morbidissime e di slanci pittorici, del tempo barocco di Vivaldi e del virtuosismo ritmico di Ravel, Allegro non troppo dichiara il proprio debito con Fantasia per poterlo esorcizzare, rovesciandosi in un’opera altra (e alta) in cui la musica è contrappunto all’esercizio bozzettiano. A colpi di matita, Bozzetto accompagna lo spettatore nei luoghi della creazione, da Milano al Lago di Monate, davanti a una finestra spalancata sull’avventura. Un territorio magico, dove un antieroe lillipuziano, che insegue una vita ‘in quota’ con ali piccole, incontra un’eroina occhialuta che vede benissimo col cuore. Bozzetto impugna la matita e tutt’a un tratto è amore.