18 - 26 giugno
ORARI (click per mostrare/nascondere)
mercoledì 19mer
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  • 17:30
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  • 21:30
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giovedì 20gio
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venerdì 21ven
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sabato 22sab
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domenica 23dom
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lunedì 24lun
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martedì 25mar
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mercoledì 26mer
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* Proiezione in VOST (francese con sottotitoli in italiano)
Mercoledì 19 e 26 proiezione al prezzo speciale di € 4,00
Gaspar Noé
Un film di Gaspar Noé. Con Sofia Boutella, Romain Guillermic, Souheila Yacoub, Kiddy Smile, Claude Gajan Maude.
Titolo originale Climax. Drammatico, Thriller, durata 90 min, colore - Francia, 2018 - V.M. 18 anni - Europictures & MIal Vision.

Climax. Presentato alla Quinzaine des Realisateurs al Festival di Cannes nel 2018. Pochi giri di parole. Climax è vertigine pura. 

Forse è una sfida fare tanti film mutanti tutti insieme. Che ribaltano il concetto di tempo. in un unico spazio. Dove comincia? Dove finisce? La nascita e la morte. L’euforia e la disperazione. Climax è frenesia, estasi, tormento e tenebre. Potrebbe partire dalla fine. Come Irréversible. Un ventina di giovani ballerini (tra i protagonisti c’è anche Sofia Boutella) si riunisce per uno stage di tre giorni in un collegio in disuso. Ballano, si ubriacano, sembrano tutti su di giri. Poi c’è qualcosa nella sangria. E il clima cambia rapidamente. Visivamente potentissimo. Strutturalmente estremamente audace. Con un piano sequenza inarrestabile in un ballo collettivo senza respiro. Tra Erik Satie e i Rolling Stones. In un clima di festa, di colori che esplodono. Fame che incrocia Michael Bay. Stessa visione estrema di un cinema del corpo che possono diventare automi, macchine. O viceversa. Con i corridoi stretti, debolmente illuminati che riportano a Irréversible. E una sessualità accesa e sfrenata. Dove i sensi e il desiderio fisico prevalgono sui pensieri della mente.

Pochi giri di parole. Climax è vertigine pura. È attrazione totale e violenza estrema. Come nella scena in cui una ragazza incinta viene presa a calci in pancia perché accusata di aver messo la droga nella sangria. O del bambino di una ballerina chiusa a chiave. Il luogo della festa si trasforma in quello della morte. Con mutazioni improvvise. Corpi che diventano zombie. Dopo i titoli di coda in mezzo al film. Ne finisce uno, ne inizia un altro. In mezzo a tanti, infiniti segmenti. Il ballo diventa una danza ossessiva. Pump of the Volume. Le prospettive si alterano, distorgono, capovolgono. Il cinema di Gaspar Noé è ebrezza senza freni. Forse, se si dovesse andare indietro, partendo dalla fine, è necessaerio rivedere il suo cinema. Che in passato, facendo mea culpa, è stato liquidato sbrigativamente. Soffermandosi sulla superficie e negando le sue molteplici linee e la sua enorme ricchezza. Come tutto il segmento delle altre esibizioni riprese tutte dall’alto. Musical/Horror. Dove sono i suoni più che la musica che diventano stordenti. Martellanti.

Non c’è più via d’uscita. Forse non c’è mai stata. Già dall’inizio con i video dei provini. Con i libri da una parte e le vhs dall’altra. Che saranno anche i riferimenti letterari e cinematografici dei numeri di danza. Con delle porte lubitschiane che sono oggetti determinante ma che si muovono con l’illusione del 3D. Non tira fuori solo la passione primordiale. Quella in cui ci si attira sentendo solo l’odore. Ma tutti i mostri che sono dentro di noi. E che abbiamo paura di vedere e quindi li neghiamo. Fuori non c’è più nulla. In uno dei cineasti che oggi sa fare un uso incredibile dello spazio. Anche quello mutante. Tutto si allarga e si restringe. Nascita e morte. Un cinema oggi assoluto. Michael Bay ancora. Dall’altra parte dell’Oceano.

Recensione di Simone Emiliani tratta da Sentieri Selvaggi