31 agosto - 6 settembre
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* Mercoledì 06 VOST (inglese con sottotitoli in italiano) ingresso al prezzo speciale di € 4,00
Christopher Nolan
Un film di Christopher Nolan. Con Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, Aneurin Barnard, Harry Styles.
Titolo originale Dunkirk. Drammatico, Azione, durata n.d. min, colore - USA, Gran Bretagna, Francia, 2017 - Warner Bros..

Dunkirk. Uno stuolo di caschi scuri, il rombo dei motori di caccia in avvicinamento e uno stacco, prima che qualcosa, si presume molto distruttivo, avvenga. A Christopher Nolan bastano poche immagini per catturare l’attenzione dello spettatore e renderlo prigioniero di un universo parallelo. Questa volta senza ricorrere alle distorsioni spaziotemporali di Interstellar o alle contorsioni mentali di Inception, ma trovando la singolarità nei libri di storia, in un episodio celebre in terra d’Albione e molto meno altrove. La storia di una fuga, anziché quella di un eroico assalto.
Il titolo del film è Dunkirk, in uscita in Italia il 31 agosto 2017: a ispirare il regista de Il cavaliere oscuro è stata l’operazione Dynamo, un salvataggio che ebbe del miracoloso, conseguito durante l’ora più cupa della seconda guerra mondiale (e già visto al cinema nel 1958 in Dunkerque di Leslie Norman). Il piano intendeva liberare un numero di soldati alleati, ma principalmente britannici. Circa 400 mila unità, trovatesi circondate dai panzer tedeschi, a seguito della repentina capitolazione della Francia nella primavera 1940. Il fallimento dell’operazione Dynamo avrebbe determinato un duro colpo per l’esercito del Regno Unito, in uno scenario che vedeva Unione Sovietica e Stati Uniti ancora neutrali e privi della forza e della volontà necessarie per affrontare le forze dell’Asse. Non meno del celebrato sbarco in Normandia, anche la meno gloriosa fuga da Dunkerque determinò l’esito della seconda guerra mondiale.

34 i chilometri di larghezza minima, nel punto più ravvicinato, quello in cui Dover si affaccia su Calais. Come nelle parole del personaggio interpretato da Kenneth Branagh, il Canale della Manica permette quasi di vedere la riva britannica dalla Francia settentrionale. Dunkerque è la città più a nord della Francia, al confine con il Belgio: durante i secoli teatro di innumerevoli battaglie e scontri, nel 1940 spiaggia-prigione per una moltitudine di soldati senza una speranza apparente di sopravvivere.

Per i soldati ingabbiati a Dunkerque, oltre alla disperazione di essere confinati su una spiaggia, la beffa di scorgere casa propria ma non poterla raggiungere. Un paradosso che suggerisce come i destini del mondo si siano decisi per questioni di chilometri, in uno spazio relativamente ristretto, specie prima che il fronte della guerra si aprisse all’Oceano Pacifico.
Da sempre fanatico e strenuo difensore dell’uso della pellicola, Chris Nolan anche in Dunkirk non ha abbandonato i propri principi. Una parte del film è stata girata con una pesante e ingombrante cinepresa IMAX, un “mostro” da 25 chili: il suo utilizzo, per alcune sequenze che richiedevano la macchina a spalla, ha comportato sedute di allenamento fisico per i cameraman. Dove non è stato possibile ricorrere all’IMAX, Nolan ha scelto una pellicola per grandi formati 65mm. Anche per la riproduzione dei 400 mila della British Expeditionary Force (B.E.F.) il regista non si è avvalso della computer graphics. Il numero di comparse utilizzate è salito fino a 1300, completando il resto con l’utilizzo di sagome di cartone, alla vecchia maniera.
Una delle notizie che più ha fatto parlare il web di Dunkirk è legata alla presenza nel cast di Harry Styles, ex membro del gruppo One Direction, boy band popolare tra le teenager. Styles è stato preferito ad attori professionisti, che si erano candidati per il ruolo: Nolan cercava un volto spaurito e fuori posto, appositamente estraneo al contesto in cui si trovava. Molti dei ragazzi spediti nella B.E.F. erano giovani e inesperti, tutt’altro che militari di professione. Styles era quindi il volto ideale per trasmettere l’assurdità di una situazione che nessuno aveva pianificato.
L’operazione Dynamo, di cui parla Dunkirk, rappresenta un episodio anomalo e poco raccontato della seconda guerra mondiale. Se questo già di per sé ha suscitato l’interesse di Christopher Nolan, ad ispirarlo ancor di più è stata la possibilità di introdurre tre differenti prospettive spaziali e temporali da cui narrare la vicenda: quelle di aria, terra e mare. Su terra infatti alcuni soldati sono rimasti per una settimana sulla spiaggia, mentre in mare gli eventi che hanno portato alla liberazione tramite imbarcazioni e pescherecci – in buona parte di civili – si svolgono nell’arco narrativo di un giorno; in aria addirittura si parla di un’ora di carburante, più che sufficiente per raggiungere Dunkerque dalla Gran Bretagna. Un racconto semplice, quindi, complicato da una struttura diversificata e manipolata su molteplici livelli da Nolan.
In molti già parlano di una risposta di Nolan a Salvate il soldato Ryan, uno dei punti di riferimento obbligati del cinema di guerra contemporaneo. Per più di un verso Dunkirk rappresenta il simmetrico dell film di Spielberg: la fuga di fronte al nemico di 400 mila soldati contro lo sbarco temerario e carico di perdite di un numero inferiore, avvenuti in due momenti molto diversi dell’evoluzione del conflitto. Inoltre, se il film di Spielberg ha inaugurato una escalation di violenza e realismo nella rappresentazione del combattimento a fuoco, orientata a trasportare lo spettatore sempre più in medias res, Dunkirk procede nella direzione opposta, quella di un film di guerra in cui il sangue e gli sbudellamenti sono fuoricampo, e il focus della vicenda intende concentrarsi su altro. Cercando l’eroismo dove è meno immediato reperirlo.