22 - 30 gennaio
ORARI (click per mostrare/nascondere)
mercoledì 23mer
23
  • 17:00
    *
  • 21:15
    *
giovedì 24gio
24
  • 17:15
venerdì 25ven
25
  • 17:00
  • 21:15
sabato 26sab
26
  • 17:00
  • 21:15
domenica 27dom
27
  • 17:00
  • 21:15
lunedì 28lun
28
  • 17:00
  • 21:15
martedì 29mar
29
  • 17:15
mercoledì 30mer
30
  • 17:00
    *
  • 21:15
    *
* Proiezione in VOST (francese con sottotitoli in italiano)
Mercoledì 23 e 30 proiezione al prezzo speciale di € 4,00
Un film di Olivier Assayas. Con Guillaume Canet, Juliette Binoche, Olivia Ross, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Pascal Greggory, Christa Theret, Laurent Poitrenaux, Sigrid Bouaziz, Nicolas Bouchaud.
Titolo originale Doubles vies. Commedia, durata 108 min, colore - Francia, 2018 - I Wonder Pictures.

Il gioco delle coppie. Presentato a Venezia, il film diretto da Olivier Assayas, per la prima volta alle prese con una commedia, racconta con sguardo leggero e ironico il mondo che cambia e il modo in cui riusciamo (o non riusciamo) a reagire a questi cambiamenti.
C’è Alain (Guillaume Canet), che dirige una storica casa editrice parigina e che cerca di fare i conti con la rivoluzione digitale, e c’è Léonard (Vincent Macaigne), uno dei suoi autori, specializzato in auto-fiction in cui ricicla le sue storie sentimentali e le sue avventure per fare letteratura. Poi c’è Selena (Juliette Binoche), che è la moglie di Alain e che ha una storia con Léonard, a sua volta fidanzato con Valérie (Nora Hamzawi), assistente di un politico di sinistra. E c’è anche Laura (Christa Theret), la giovane manager rampante che deve aiutare Alain nella transizione al digitale, e che finisce con l’andarci a letto con una certa regolarità.

Solo Olivier Assayas, oggi, poteva fare una commedia parlatissima e alleniana capace di trattare al tempo stesso, e con coerenza intellettuale, della rivoluzione sconvolgente e sconcertante che stiamo vivendo per via delle tecnologie digitali, e della politica del nostro vivere quotidiano. Il gioco delle coppie parla infatti del futuro della scrittura e del romanzo ai tempi di internet, della cultura e dell’informazione gratis sul web, delle fake news, della differenza tra ciò che è reale e ciò che viene percepito, della post verità, e quindi delle opinioni. E proprio le opinioni, e la realtà e la percezione, sono i link che collegano questi ragionamenti alle cose di tutti i giorni, alla pratica quotidiana del lavoro, al modo in cui si vivono le relazioni.

Assayas non è né luddista né moralista. Non giudica e non condanna, ma nemmeno assolve o promuove. È un uomo troppo intelligente per non sapere che la verità assoluta non esiste, che esistono versioni alternative per chiunque viva una situazione o una relazione; che il digitale, e internet, non sono il male, ma di “motivi per preoccuparci,” come dice Alain, ne regalano eccome. Sa che stiamo vivendo un “momento cruciale”, che stiamo assistendo alla “fine di un mondo”, e che l’altro si sta ancora plasmando, aggiustando, sta trovando la sua strada. Una strada che dobbiamo essere noi, perfino nel nostro essere novecenteschi,  a indirizzare. Con quella mediazione soggettiva che viene ancora assegnata alla critica, che – non perché io sia qui a recensire – nel film significa ancora un po’ l’élite.

Ecco che allora torna in gioco l’equilibrio delicato tra ciò che è, e che è incontrovertibile (se ancora al mondo qualcosa di incontrovertibile è rimasto), e ciò che viene percepito e raccontato. Come i personaggi del film che sanno delle storie degli altri, ma che magari non vogliono necessariamente sentirselo dire, o parlarne, perché comunque c’è una bella differenza tra ciò che è implicito e ciò che diventa ipocrisia.