PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
David O. Russell
Joy
Un film di David O. Russell. Con Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Diane Ladd.
Titolo originale id. Drammatico, durata 140 min, colore - USA, 2015 - 20th Fox.

Joy. La fiaba di una Cenerentola moderna sorretta dalla straordinaria versatilità di Jennifer Lawrence, protagonista assoluta, vincitrice del Golden Globe e candidata all’Oscar.

Joy è una cenerentola moderna: sogna un principe, ha una sorellastra che non perde occasione per denigrarla, e passa gran parte della giornata con le ginocchia a terra, a passare lo straccio sul pavimento. Sarà proprio il brevetto di un mocio a portarla dalle stalle alle stelle, ma la strada sarà tutta in salita, costellata di tradimenti, delusioni e umiliazioni, un po’ come nelle soap opera che la madre, malata immaginaria, guarda giorno e notte, confondendo il sonno di Joy e annullando il confine tra fantasia e realtà.
La prima parte dell’ottavo film di David O. Russell intriga e cattura, pur mostrando apertamente i caratteri stilistici e narrativi che ne pregiudicheranno il proseguimento: su tutti la confezione fiabesca in voice over del racconto fatto dalla nonna. La confusione che regna nella famiglia, nella casa e nella mente della protagonista è un caos buono: anticamera possibile di un incubo quasi lynchiano (Isabella Rossellini ci sta d’incanto), quadretto grottesco dai costumi fuori luogo e dal trucco indelebile (alla Falcon Crest, appunto) e prologo audace nel quale la lettura del letargo della cicala si abbatte sul personaggio interpretato da Jennifer Lawrence con la forza di un’epifania traumatica, risvegliandola dal coma del desiderio e dell’azione.
Sfortunatamente, non si esce mai dalla Soap, e anzi: con l’avanzare del film e della trasformazione del personaggio, il regista si addentra consapevolmente in un territorio, quello del linguaggio televisivo, che rischia di trascinarlo con sé e reagisce oppone il cinema solo a parole, con l’infelice sequenza in cui il giovane producer Neal spiega a Joy il mondo delle televendite citando Selznick (David O.) e altri grandi produttori e tycoon che hanno fatto la storia del cinema americano. Quando, nella sequenza texana filtrata attraverso la lente del moderno western, dopo il dialogo ridicolo tra Joy e l’uomo col cappello che credeva di poterla fregare, il regista interrompe il piano americano della pistolera solitaria per non svelare i fianchi abbondanti della star, capiamo che non c’è verità possibile nel registro scelto per Joy, ed è allora che scende a pacificarci con noi stessi una bianca spruzzata di neve finta.
Quattro montatori accreditati non sono evidentemente bastati per far convivere in maniera fluente e credibile la fiaba della ragazza che non ha mai smesso di sognare, l’autentica scalata imprenditoriale di Joy Mangano, la donna che ha creato un impero dal nulla, e l’immaginario cinematografico a metà tra melodramma e working class movie. Come nella finzione, tocca che la Lawrence faccia da tutto da sola e non le difettano certo capacità e versatilità, ma l’occasione è sostanzialmente mancata.