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Andrea Segre
Un film di Andrea Segre. Con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane.
Titolo originale L'ordine delle cose. Drammatico, durata 112 min, colore - Italia, Francia, Tunisia, 2017 - Parthénos.

 

UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE CONDIZIONI ESISTENZIALI DI CHI MIGRA E DI CHI SI TROVA A CONFRONTARSI CON IL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI.

Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni con una specializzazione in missioni internazionali legate al tema dell’immigrazione irregolare. Viene scelto per un compito non facile: trovare in Libia degli accordi che portino progressivamente a una diminuzione sostanziale degli sbarchi sulle coste italiane. Le trattative non sono facili perché i contrasti all’interno della realtà libica post Gheddafi sono molto forti e le forze in campo avverse con cui trattare molteplici. C’è però una regola precisa da rispettare: mai entrare in contatto diretto con uno dei migranti.

Andrea Segre prosegue il suo viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno. Questa volta però sposta in modo considerevole il punto di vista. Non più la comunità lagunare di Io sono Li o quella montana di La prima neve(solo per rimanere ai film di finzione) ma un emissario (ex poliziotto) del Ministero impegnato a trovare una soluzione all’afflusso di migranti dal continente africano.

Per una di quelle coincidenze che accadono solo quando entra in gioco un elemento di ponderata preveggenza, lo stesso giorno in cui il film è stato presentato alla 74. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, l’Ansa riportava una dichiarazione del Ministro della Difesa Pinotti soddisfatta dei “dati molto confortanti per quanto riguarda gli afflussi sia di luglio sia di agosto”. Dati, ovviamente, che davano gli sbarchi in consistente diminuzione. Questo significava forse che il numero dei migranti fosse ‘miracolosamente’ mutato in consistenza? Assolutamente no. Significava solo che gli stessi avevano iniziato ad essere bloccati dalle forze libiche in cambio di consistenti esborsi di denaro. Il rispetto dei diritti umani faceva parte del prezzo pagato? Con un’alta dose di probabilità no.