14 - 20 dicembre
ORARI (click per mostrare/nascondere)
venerdì 15ven
15
  • 17:00
  • 19:00
sabato 16sab
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  • 16:45
  • 19:00
  • 21:30
domenica 17dom
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lunedì 18lun
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martedì 19mar
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  • 19:00
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mercoledì 20mer
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  • 19:00
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* Mercoledì 13 e 20 VOST (russo con sottotitoli in italiano) ingresso al prezzo speciale di € 4,00
Andrey Zvyagintsev
Un film di Andrey Zvyagintsev. Con Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Varvara Shmykova, Matvey Novikov, Daria Pisareva.
Titolo originale Nelyubov. Drammatico, durata 128 min, colore - Russia , 2017 - Academy Two.

Loveless.  Vincitore del Gran Prix della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, Andrey Zvyaginstev regista vincitore del Leone d’Oro a Venezia con Il ritorno e della Palma d’Oro per la miglior sceneggiatura con Leviathan.

Zhenya e Boris hanno deciso di divorziare. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com’è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita. C’è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.
Andrey Zvyagintsev fin dalla sua prima comparsa sugli schermi internazionali con Il ritorno ha avuto modo di farsi notare. Quel film gli valse il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia anche se aveva qualche debito di troppo con Maestri come Tarkovsky e Sokurov.

La giuria aveva però colto il grande potenziale di un regista che ha saputo dispiegarlo originalmente nei film successivi non nascondendo comunque le sue fonti di ispirazione. Come in questo caso in cui afferma di aver pensato a uno Scene da un matrimonio di bergmaniana memoria trasferendolo nella Russia odierna.

Rispetto al suo modello ha mostrato grandi doti di sintesi e, soprattutto, il desiderio di proseguire una lettura della condizione attuale del proprio Paese filtrata attraverso le vicende di persone comuni.

Il suo è uno sguardo privo di qualsiasi pietà nei confronti di una nuova generazione parentale che ha perso qualsiasi senso di appartenenza. Alyosha non ‘appartiene’ a nessuno. Non al padre che, non contento di avere un figlio di cui non si è mai occupato, ha già messo incinta la propria giovane nuova compagna con la quale ha intrecciato un legame che lo sta avviluppando mentre lui crede possa aprirgli nuovi orizzonti di vitalità. Lo stesso accade alla madre, Zhenya, la quale si è sposata per sfuggire al controllo oppressivo di una madre amata/odiata e ha vissuto la gravidanza come un peso che tuttora si trova davanti nell’aspetto di un bambino che non ama e da cui non si sente amata.

 Anche lei è convinta che la propria nuova storia cambierà totalmente la sua vita in quanto per la prima volta ama ed è riamata. Il problema risiede nel fatto che nessuno dei due ha compreso il senso del sentimento di cui parlano e, soprattutto, manca loro l’idea della responsabilità che si sono assunta. Ci pensa Alyosha a ricordargliela scomparendo e quindi costringendoli a ripensare alle loro pseudo scelte. Il che non significa che ciò sia sufficiente per due adulti (in senso strettamente anagrafico) per i quali la vera preoccupazione è stata, fino ad allora, come potersi liberare di lui addossandolo all’altro. Qui però non siamo nel clima di commedia esasperata alla Mamma o papà? e non solo perché il tono della narrazione è totalmente differente. Siamo distanti perché viene messa in discussione l’intera società, senza per questo giustificare i singoli grazie alle sue ‘colpe’.

Era indubbiamente facile mostrare Zhenya in metropolitana impegnata, come diversi altri passeggeri, con il proprio telefono cellulare. Lo era meno mostrare come nell’attuale laica Russia sia tornato a giocare un ruolo non secondario l’appartenenza alla chiesa ortodossa. La vera e unica remora di Boris dinanzi al divorzio è costituita dal fatto che nell’azienda in cui lavora si deve essere regolarmente sposati salvo perdere il posto. L’apparato della sicurezza interna non è migliore (il poliziotto ‘buono’ chiarisce sin da subito che il bambino non verrà ritrovato a meno che non faccia ritorno da solo). In una società così disfunzionale resta un’unica speranza: il volontariato. La presenza di uomini e donne che, senza alcun compenso e con elevata preparazione, si impegnano nella ricerca di Alyosha, è l’unica fonte di calore in un panorama algido.