PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Maria Gamboa
Un film di Maria Gamboa. Con Carlos Hernández, Felipe Botero, Miriam Gutiérrez, Samuel Lazcano, Leidy Nino.
Titolo originale Mateo. Drammatico, durata 86 min, colore - Colombia, Francia, 2014 - Cineclub Internazionale.

Mateo è il film vincitore del Giffoni film Festival.

Colombia, regione centrale del fiume Magdalena. Mateo è un adolescente che vive solo con la madre e subisce il fascino dello zio Walter, arricchitosi come strozzino, un essere umano violento e senza pietà. Per evitare di venire espulso da scuola, Mateo accetta di frequentare un corso di teatro, condotto da un prete che sta cercando di aiutare la comunità ad uscire dalla paura e dalla connivenza con la criminalità. Il corso apre gli occhi al ragazzo sulla pericolosità dello zio, ma potrebbe essere troppo tardi.
La sorpresa maggiore che riserva questo film, firmato da Maria Gamboa e da lei stessa sceneggiato con la collega Adriana Arjona, è la distanza tra il racconto e la messa in scena. Tanto è consueto e semplicistico il primo, tanto è vitale, credibile e appassionante la sua trasposizione in immagini. Eppure i limiti non spariscono certo lungo la strada: restano i passaggi obbligati del genere, che troppo obbligati non dovrebbero mai essere, e resta una rapidità sospetta nel cambiamento del protagonista, che aveva scelto la strada della corruzione non per capriccio ma perché esasperato dalla miseria a cui erano costretti lui e la madre, e che nell’ambiente del teatro trova dei giovani “ridicoli” e delle pratiche umilianti per il suo punto di vista nutrito a machismo e prevaricazione del prossimo. Sappiamo tutti che non c’è esercizio più difficile, nella vita, che abbandonare una mentalità per adottare una nuova prospettiva, specie se radicalmente opposta. Ma le ingenuità del film e di questo passaggio sbrigativo si accompagnano, in fondo, alle ingenuità di Mateo stesso, un sedicenne che fino ad ora si è lasciato trascinare dalla corrente e che finalmente comincia (letteralmente) a guardare altrove.
La regista, qui alla sua notevole opera prima, si muove alla stessa altezza delle persone che racconta, teatrante tra i teatranti, donna tra le donne che preparano il cibo da vendere per dimostrare a se stesse e al reuccio con la pistola che possono ancora scegliere la dignità e la libertà. Ed è questa posizione dello sguardo, mai sermoneggiante, sempre calata nel ritmo urgente della storia, che garantisce la riuscita del film e l’arrivo a destinazione della denuncia che è in esso. Anche l’aspetto dell’arte, intesa come palestra per l’allenamento del nuovo modo di guardare il mondo e se stessi, è trattato con cura e circoscrizione, senza enfatizzazioni inutili, senza che la sua funzione nel film venga valicata in nome dello sfoggio registico.
Felipe Botero, che interpreta Padre David, è uno dei pochi attori professionisti, mentre la maggioranza dei ragazzi proviene dal gruppo teatrale di Guido Ripamonti, attore e regista italiano, fondatore, in Colombia, del centro culturale Horizonte da cui trae ispirazione l’ambientazione del film.