20 - 26 settembre
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Mercoledì 26 proiezione al prezzo speciale di € 4,00
Costanza Quatriglio
Un film di Costanza Quatriglio. Con Tihana Lazovic, Basir Ahnang, Dawood Yousefi.
Titolo originale Just Like My Son. Drammatico, durata 103 min, colore - Italia, Belgio, Croazia, Iran, 2018 - Ascent Film.

Sembra mio figlio. Ismail e Hassan sono due fratelli, migrati dall’Afghanistan all’Italia in tenera età. Quando Ismail ritiene di aver finalmente ritrovato un contatto con la propria madre insiste per vederla, nonostante lei neghi tutto. Di fronte alle difficoltà, decide di recarsi in Pakistan di persona per parlarle.

Un film di silenzi e di attese, di destini incompiuti. Va vissuto sul piano più lirico e intenso Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio.

Va vissuto come il passaggio dal documentario al film di finzione di una cineasta che affronta coraggiosamente un cambio di stile radicale. Sono molti i film sui migranti, sempre di più. Sono l’impegno sociale e l’attualità a richiedere che l’artista si esprima in questo senso, d’altronde, ma il lavoro di Quatriglio reca in sé un quid di straordinarietà per l’oggetto trattato.

Il popolo hazaro, minoranza etnica di Afghanistan e Pakistan, rappresenta qualcosa in più di una genia discriminata e perseguitata. Rappresenta le radici del mondo stesso, un idioma che per molti versi accomuna ceppi linguistici differenti, secondo intrecci e origini remote. Per i talebani il popolo hazaro ha rappresentato un nemico da sterminare, fin dall’esplosione dei Buddha che chiarì al mondo di cosa fosse capace il mullah Omar.

Attraverso il personaggio di Ismail riviviamo l’esperienza biografica dell’attore che lo interpreta, il poeta Jan, mescolata a quella di altre vittime dell’intolleranza talebana, come il fratello Hassan, segnato da abusi che restano avvolti nel mistero. Il punto di vista è quello di Ismail e il linguaggio è quello della poesia, dominato dai silenzi e dalle suggestioni, dallo scorrere di immagini che fanno capire quanto sangue sia stato versato e dolore inflitto senza bisogno di logorroiche didascalie. Fino al viaggio in Pakistan di Ismail e all’intensa e catartica risoluzione. Un’opera con una forte presa sulla contemporaneità, portatrice di un messaggio semplice, universale e atemporale sul senso di identità e appartenenza di un popolo disperso.