PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Hou Hsiao-Hsien
Un film di Hou Hsiao-Hsien. Con Satoshi Tsumabuki, Chen Chang, Qi Shu, Shao-Huai Chang, Zhou Yun.
Titolo originale The Assassin. Azione, durata 120 min, colore - Taiwan, Cina, Hong Kong, Francia, 2015 - Movies Inspired.

The Assassin. Film vincitore della Palma d’Oro per la miglior regia al Festival di Cannes nel 2015.

Cina, IX secolo. Sotto la dinastia Tang il Paese vive e prospera. A minacciare la sua età d’oro si adoperano gli ambiziosi e corrotti governatori della provincia. L'”ordine degli assassini” è incaricato di eliminarli. Nelle sue fila serve e combatte Nie Yinniang, abile con la spada e sotto la chioma nera di inchiostro lucente. Rientrata nella sua città e nella sua provincia, dopo l’apprendistato marziale e un esilio lungo tredici anni, Nie Yinniang deve uccidere Tian Ji’an, governatore dissidente della provincia di Weibo. Cugino e sposo a cui fu promessa e poi negata, Tian Ji’an è l’oggetto del suo desiderio. Amato e mai dimenticato, Nie Yinniang lo avvicina e lo sfida senza riuscire ad affondare il fendente. Ostinata a seguire le ragioni del cuore e a vincere quelle della spada, Nie Yinniang abdicherà al suo mandato, congedandosi dall’ordine.
Solo i giganti ritornano così. Sono passati otto anni da Il viaggio del palloncino rosso e improvvisamente Hou Hsiao-Hsien è riapparso, spiazzando (ancora) col suo cinema vibrante di bellezza e libertà. Regista taiwanese emerso dagli anni Ottanta, autore personale nella sua ricerca espressiva, maestro di immagini e parole, poeta di un’isola dolorosamente separata dalla madre patria cinese, Hou Hsiao-Hsien ha scritto e realizzato pagine sentimentali e politiche di respiro universale. A consolare la sua assenza e a comprendere quanto sia mancato, bastano i piani in bianco e nero del prologo di The Assassin. Creatore di forme e dispensatore di bellezza, l’autore ricomincia da un genere (quasi) obbligato per i realizzatori asiatici.
Folgorante e mistico, The Assassin è un ‘melodramma di spada’, un wuxiapian colpevole di cuore e alla ricerca di una pace interiore, interpretato da un’eroina marziale e accomodato nella Cina antica da uno sguardo colto, delicato e introverso. Avviato in bianco e nero, dentro un formato 1.85, The Assassin scivola nel colore, nei rossi e neri, nel mistero e nel laconismo, moltiplica le ellissi, perde il filo nelle dispute politiche e amministrative, lo ritrova nei sentimenti ardenti e negli sguardi incendiati, cattura l’essere dentro riti codificati, costringe i corpi nelle stoffe e nei cerimoniali, affonda nei campi che ‘guardano’ lontano e testimoniano un presente remoto. Hou Hsiao-Hsien emerge dai piani plastici la meraviglia e la grazia, alternando le acrobazie del kung fu con virtuosistiche movenze di un teatro danza millenario. Sguardi, mani, corpi e cuori si fronteggiano con una sincronia estetizzante, in uno spettacolo di pura forma e coreuticità che avrebbe incantato Maurice Béjart. Dentro i costumi e al centro delle camere e dei cortili di palazzo, luoghi essenziali e teatri di rivalità e gelosie, agisce la giustiziera (im)perturbabile e (im)percettibile di Shu Qi, che incarna il valore e il senso del film. La sua vocazione di assassina coincide col punto di vista dell’autore che gira con un’irriverenza che reagisce a tutto quello che irreggimenta, comanda, opprime. Contro la volontà dell’ordine, che esige da lei l’obbedienza alla tradizione e la crudeltà della spada, Nie Yinniang oppone una sofferta fedeltà che confluirà in un cedimento sentimentale e in un rifiuto sovversivo.
Tra violenza e amore, ragione di Stato e ragioni del cuore, alterità e prossimità, qualche cosa della relazione tra Taiwan e Cina risuona forte e mesto inThe Assassin, evocando la contemporaneità e mettendo a fuoco, retrospettivamente, quei momenti storici di passaggio che l’hanno determinata e caratterizzata come incerta, caotica e confusa. Hou Hsiao-Hsien punta il dito e allunga lo sguardo, selezionando brani di passato remoto in cui i suoi eroi, i suoi innamorati, i suoi cavalieri impersonano simbolicamente il ruolo degli ultimi prima del vuoto. Dietro le cortine, lungo i corridoi, sotto le montagne, dentro le foreste, il tempo si concentra e dilata, i gesti durano un istante o si estendono all’eternità, i desideri restano inappagati, il mélo irrompe nel duello, la bellezza si esalta nella lievità.
Come la spada di Nie Yinniang, tramite diretto dei sentimenti e della ribellione, The Assassin cesella senza fendere, producendo piani di stordente splendore, che valorizzano i volti, e muovendosi in palcoscenici serratissimi, in cui i personaggi si confrontano e aggrediscono. Nel rigore estetico e marziale di Hou Hsiao-Hsien, nel languore delle pose di Chang Chen, nella prontezza del gesto di Shu Qi, si spalanca un prodigio che ci guarda e ci libera dalle nebbie del presente, lasciandoci come la protagonista, sospesi e sedotti dall’impossibilità di dichiarare un sentimento che non sia di resa.