12 - 18 settembre
ORARI (click per mostrare/nascondere)
domenica 15dom
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  • 17:00
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lunedì 16lun
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martedì 17mar
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mercoledì 18mer
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  • 17:00
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* Proiezione in VOST (inglese con sottotitoli in italiano)
Mercoledì 18 proiezione al prezzo speciale di € 4,00
Chloé Zhao
Un film di Chloé Zhao. Con Brady Jandreau, Mooney, Tim Jandreau, Lilly Jandreau, Leroy Pourier, Cat Clifford.
Titolo originale The rider. Drammatico, durata 105 min, colore - USA, 2017 - Wanted Cinema.

The rider. A seguito di un incidente un uomo abbandona il Rodeo per riscoprirsi estraneo in un’America totalmente diversa da quella cui era abituato. Il film ha ottenuto 4 candidature a Spirit Awards.

Nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota, Brady Blackburn addestra cavalli selvaggi. Giovane cowboy e stella nascente del rodeo, apprende dal suo medico di non poter più cavalcare. Una brutta caduta lo ha disarcionato per sempre, sfondandogli il cranio in maniera quasi fatale. A fianco della sorellina, affetta dalla sindrome di Asperger, e in lotta col padre piegato dal lavoro e dalle responsabilità, cerca una nuova ragione di vita in un Paese che non fa sconti.

Cowboy e indiano insieme, Brady Jandreau (Blackburn nella finzione) è un paradosso americano o forse una riconciliazione. In entrambi i casi è una singolarità invisibile, almeno fino a quando Chloé Zhao non lo incontra nella riserva indiana di Pine Ridge durante le riprese del suo primo film (Songs My Brothers Taught Me).

Nato e cresciuto in quella riserva, Brady è un cowboy Lakota, il giovane rappresentante di una comunità costituitasi attorno alla passione per i cavalli, che cavalcano con le piume sui loro Stetson in onore degli antenati. La regista l’ha osservata a lungo prima di comporre una ballata centrata su Brady e inscritta nella tradizione western, dove gli attori, non professionisti, interpretano personaggi conformi al loro vissuto.

Dentro paesaggi sublimi, filmati sempre all’alba o al tramonto per dare colore a esistenze che ne mancano crudelmente, l’autrice, cinese traslocata a New York, racconta un’epopea autobiografica: la storia di un ventenne che deve reinventarsi a causa di un incidente. Riparato con una placca di metallo, quella ‘toppa’ in testa gli impedisce di tornare in sella e di corrispondere all’immagine ideale del cowboy. Brady non riesce a chiudere con la sua vecchia vita ma è costretto a riconsiderarla dentro un film di passaggio e in attesa di una scelta definitiva.

Senza forzare la mano sulla drammaturgia e muovendosi intorno a un materiale documentario, The Rider è una lenta presa di coscienza di un ragazzo in simbiosi con la natura e con la storia di una terra marcata dal massacro dei Sioux (1890) sulle rive di ‘un altro Sand Creek’.

Brady Jandreau, che incarna le illusioni perdute come i tormenti del suo popolo, esita, persevera e poi rinuncia in un western del XXI secolo che a dispetto del titolo non contempla mai una scena di galoppo, a parte quella onirica dell’epilogo. Le cavalcate eroiche non sono ormai che vecchie storie da raccontarsi intorno al fuoco o bravate di un passato prossimo da riguardare in rete. Il western, che ha ceduto armi e redini negli anni Settanta, si fa epopea rovesciata nel film di Chloé Zhao, un affresco di zoppi esistenziali, l’evocazione di un continente mitologico in pieno naufragio.

Lo sport locale oggi è il rodeo. Giovani e adolescenti montano a cavalcioni stalloni o tori furiosi provando ad abbattere il record precedente prima di essere disarcionati con violenza. Alcuni diventano eroi, altri finiscono sulla sedia a rotelle.

A cavallo tra finzione e documentario, tra favola contemplativa e film sociale, The Rider si muove intorno alla guarigione di un ragazzo in crisi e di una comunità ai margini della società americana, filmando il dramma quotidiano come una norma, uno stato di fatto. Senza lacrime o accenti di denuncia, la regista si concentra su tutti quelli che restano fuori dal sogno americano.

L’impasse di Brady, incapace di riconvertirsi in impiegato del supermercato e tentato a costo della vita dall’unica cosa che gli riesce bene, mette in evidenza l’inadeguatezza degli Stati Uniti e di molte economie sviluppate a offrire un’educazione e un piano inclusivo alla gioventù indigente. Nelle terre del western, in quell’orizzonte mitico dove gli indiani sono diventati cowboy e l’ultima sorgente di felicità è l’origine stessa del male che martirizza i nostri eroi, gli uomini sono oramai condannati a un’erranza immobile.

Dichiarazione politica, soffio artistico e gesto d’amore, The Rider è un western di cavalieri a terra che si rialzano, meno performanti ma più accaniti nel provare a riprendersi in mano il proprio destino e a definire cosa significhi essere un uomo nel cuore dell’America.