PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Stephen Chbosky
Un film di Stephen Chbosky. Con Julia Roberts, Jacob Tremblay, Owen Wilson, Mandy Patinkin, Ali Liebert, Daveed Diggs.
Titolo originale Wonder. Drammatico, durata 113 min, colore - USA , 2017 - 01 Distribution.

Wonder. Non c’è bambino che abbia letto il romanzo “Wonder” della scrittrice americana R. J. Palacio (e sono milioni, in tutto il mondo) che non abbia cercato di immaginarsi il volto del piccolo protagonista, Augustus Pullman detto Auggie. Il bambino infatti soffre della sindrome di Treacher Collins, una patologia che trasforma il viso di chi ne è colpito in una sorta di quadro di Picasso, e il romanzo inizia con il suo ingresso in una scuola pubblica, dopo un’infanzia passata a studiare in casa a causa delle lunghe degenze ospedaliere e delle molteplici operazioni chirurgiche. Auggie è terrorizzato all’idea di confrontarsi con quei bambini “normali” che in passato hanno spesso reagito con scherno o paura al suo aspetto fisico, ma può contare sul sostegno di due genitori coraggiosi e pieni di attenzioni per questo figlio dotato di grande intelligenza e senso dell’umorismo.

Ora finalmente i fan di Wonder potranno vedere il volto di Auggie perché il romanzo, che ha generato anche tre spinoff letterari (e dunque si presta a diventare una minisaga cinematografica), è diventato un film. Il protagonista sarà interpretato da Jacob Tremblay, l’attore canadese apparso nel film drammatico Room accanto a Brie Larson, che per quel ruolo ha vinto l’Oscar come migliore attrice (e furono in molti a chiedersi perché il piccolo Jacob, altrettanto efficace, non fosse stato neppure candidato).

È davvero difficile immaginare il viso delicato del giovanissimo attore deformato dalla malattia: per fortuna il reparto trucco è capitanato dall’olandese Arien Tujten, trentenne prodigio responsabile del makeup di Il labirinto del fauno e Malefica. Per prepararsi al ruolo Jacob ha contattato l’Associazione Craniofacciale Infantile e ha incontrato molti bambini affetti dalla sindrome di Treacher Collins, stringendo amicizia con alcuni di loro. Nei panni dei genitori di Auggie, Isabel e Nate, c’è l’inedita coppia formata da Julia Roberts e Owen Wilson, mentre la nonna materna di Auggie è interpretata dalla star brasiliana Sonia Braga. Alla regia troviamo Stephen Chbosky, romanziere e sceneggiatore di solida reputazione: è lui l’autore di un altro best seller per ragazzi, Noi siamo infinito, del quale ha curato anche l’adattamento cinematografico e la regia. Chbosky ha sceneggiato il film Rent e la versione live-action de La Bella e la Bestia, e ovviamente firma il copione di Wonder, insieme a Steve Conrad (autore, tra gli altri, dell’ adattamento de La ricerca della felicità diretto da Gabriele Muccino), e Jack Thorne, solido autore teatrale e televisivo. Della colonna sonora, firmata dal compositore brasiliano Marcelo Zarvos, fa parte anche Brand New Eyes, singolo cantato dalla teenage star Bea Miller, già concorrente alla seconda edizione di X Factor Usa.
È impossibile, pensando alla trama di Wonder, non ricordare Mask – Dietro la maschera di Peter Bogdanovich, il film del 1985 che raccontava la storia vera di Rocky Dennis, adolescente affetto da una displasia deformante del volto. Anche in quel caso la madre del ragazzo era interpretata da una star, la cantante Cher, che per quella interpretazione fu premiata come miglior attrice al Festival di Cannes.

Auggie Pullman ha dieci anni, gioca alla playstation e adora Halloween. Perché è l’unico giorno dell’anno in cui si sente normale. Affetto dalla nascita da una grave anomalia cranio-facciale, Auggie ha subito ventisette interventi e nasconde il suo segreto sotto un casco da cosmonauta. Educato dalla madre e protetto dalla sua famiglia, Auggie non è mai andato a scuola per evitare un confronto troppo doloroso con gli altri. Ma è tempo per lui di affrontare il mondo e gli sguardi sconcertati o sorpresi di allievi e professori. Gli inizi non sono facili, inutile mentirsi e Auggie fa i conti con la cattiveria dei compagni. Arrabbiato e infelice, il ragazzino fatica a integrarsi fino a quando un’amicizia si profila all’orizzonte. Un amore altro rispetto a quello materno. Tra bulli odiosi e amici veri, Auggie trova il suo posto e si merita un’ovazione.

Wonder nasce come film per bambini ma è davvero un film per tutti. Una favola gentile sulla differenza. Una differenza che non dobbiamo negare ma piuttosto abbracciare.

Un percorso emozionante e galvanizzante ma anche duro e sofferto, che coinvolge due mondi spesso conflittuali e irriducibili: quello dei bambini, eroi anomali caratterizzati da un surplus di affettività, fantasia e creatività e quello degli adulti che hanno conservato (almeno in questa occasione) un rapporto privilegiato con l’infanzia. Un film per i bambini, che devono imparare a misurarsi con la differenza, per i genitori, che non sanno sempre come salvaguardare i propri figli dal mondo e per tutti quelli che soffrono o hanno sofferto lo sguardo degli altri in quell’età ingrata in cui ti presenti agli altri senza protezione. Piccolo galateo comportamentale davanti alla diversità, Wonder nasce dal rammarico di una madre. R. J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jaramillo, scrive il suo primo libro per rielaborare la sua mancanza, la fuga davanti a una bambina ‘diversa’ incontrata al parco.

Delusa dalla sua reazione, prova a capire sulle pagine quello che avrebbe dovuto fare. In luogo della paura, per cominciare sarebbero bastate la considerazione e la gentilezza. Ma qualche volta quei ‘riflessi’, quelle attitudini dell’anima, richiedono tempo e lavoro. Di quell’esercizio della virtù dice (bene) il romanzo della Palacio e il film di Stephen Chbosky, combinando gravità e tenerezza, lacrime e larghi sorrisi. Racconto di formazione sensibile e franco, che non fa sconti sulla violenza meschina che il protagonista subisce nel corso dell’anno scolastico, Wonder non scade mai nella compiacenza e nell’affettazione, offrendo diversi punti di vista sullo stesso soggetto. La narrazione polifonica elude la trappola del pathos e l’accanimento sul personaggio principale, donando respiro al film che sovente flirta col meraviglioso. Stabilendo per esempio che in un certo mondo, quello infantile, si può vivere in gravità zero o avere Chewbecca per amico. Chbosky asseconda la fantasia infantile introducendo la trasgressione e suscitando ammirazione. Non è mai un altro mondo quello di cui parla il regista, è il nostro e funziona come siamo abituati a vederlo funzionare ma di tanto in tanto deraglia, come un trenino per soccorrere un bambino e aiutarlo a superare la propria singolarità. Il miracolo di Wonder è la disponibilità all’accoglienza che può offrire solo chi ha avvertito su di sé il peso della solitudine.