Come gocce d’acqua al Fuori Post

Stefano Chiantini arriva al Fuori Post per presentare il suo Come gocce d'acqua. Causa maltempo, la proiezione si terrà al cinema PostModernissimo.

Come gocce d’acqua al Fuori Post

Il Fuori Post è anche terreno di confronti tra le opere. Come gocce d’acqua, fatica ultima del regista e sceneggiatore di Avezzano, Stefano Chiantini, rimanda al film di Alissa Jung, Paternal leave: un’altra storia padre-figlia che indaga la complessità di una relazione mentre sullo sfondo si agita il mare, come se questo sentimento non potesse contemplare l’immobilità, ma dovesse continuamente specchiarsi nel turbinio delle onde, nella schiuma, nel rumore dell’acqua che si infrange sulla battigia. “Non ho ancora visto il film di Alissa. Ma chi lo ha fatto è venuto a dirmi di aver trovato molte similitudini, che i due film si assomigliano”.

Al centro della storia, come detto, un padre e una figlia. Nel ruolo del genitore Edoardo Pesce e in quello della giovane Sara Silvestro. E anche qui, come in Paternal leave, un confronto tra un attore consumato e una non-professionista che genera un’alchimia sorprendente ‘costringendo’ il professionista a cimentarsi in terreni insoliti, dando corpo a un personaggio lontano dai suoi standard. Edoardo Pesce, che ha sempre utilizzato la sua figura possente come mezzo espressivo dirompente, qui lavora nella quasi immobilità, nei toni bassi, dimessi: “Con Edoardo siamo andati a documentarci. Ci siamo recati in diversi centri riabilitativi dove abbiamo incontrato molte persone colpite da ictus. Abbiamo avviato un dialogo costante con loro e sono emersi dettagli fondamentali al momento di scrivere il personaggio di Alvaro che, sapevamo, avrebbe dovuto racchiudere in sé un doppio sentimento, paradossale: quello della paura e quello del desiderio. Paura di non poter avere più una vita dignitosa e desiderio di tornare a vivere liberamente”.

E Sara Silvestro? “Avevo necessità che l’attrice fosse anche una nuotatrice. Al di là della fatica atletica del ruolo doveva portarsi dietro una routine e una gestualità che solo un atleta vero avrebbe saputo restituire.” Come nel precedente Il ritorno, Stefano Chiantini racconta una storia dove le relazioni familiari sono costrette a rimapparsi, dove ogni certezza viene spazzata via in nome di un nuovo equilibrio: “Mi sono ritrovato nei miei ultimi film, ci metto anche Una madre e Naufragi a raccontare le relazioni familiari anche se l’ho sempre fatto dal punto di vista materno. Qui ho ribaltato il punto di vista, ma le dinamiche non sono cambiate. Credo sia qualcosa che mi appartiene, che è nelle mie corde di autore”.

Come gocce d’acqua ribalta lo stucchevole cliché dei giovani dipinti come perenni incostanti, mutevoli e poco inclini al sacrificio. La Jenny di Sara Silvestro è invece una ragazza con una volontà di ferro e un fortissimo senso di responsabilità: “Mi piaceva raccontare una ventenne con una determinazione forte e dotata di disciplina. Oggi questo non viene riconosciuto ai ragazzi e invece volevo che venisse fuori. All’inizio volevo raccontare una storia di rinuncia ma poi, mentre facevo il film, mi sono accorto che stavo realizzando un’opera su una rinascita. Il set per me è sempre un territorio di ricerca, dove niente è scontato. E stavolta devo ammettere di essere stato trascinato dalla storia in luoghi lontanissimi dall’idea originale”.

 

Stefano in collegamento streaming, non potendo dialogare direttamente col pubblico, ha un’idea. “Vi lascio la mia mail e se qualcuno vuole, dopo la visione, se ha qualcosa che vorrebbe chiedermi o condividere, può scrivermi. Prometto di rispondere a stretto giro. Questo però solo se il film vi è piaciuto, mi raccomando. Altrimenti cestinate pure tutto!”.

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