Eleonora Danco presenta n-Ego
La regista Eleonora Danco presenta il suo ultimo film, n-Ego, al pubblico del PostModernissimo.

Incontrollabile, instancabile, molti -in per Eleonora Danco che arriva al Postmod e lo sconquassa, ancora
prima di salire sul palco per parlare, come un fiume in piena, del suo N-ego, dieci anni e un filo di più
dopo N-capace che “ne è la continuazione, ma con una differenza decisiva. Nel primo film al centro
c’erano i giovani, stavolta gli adulti”. E grazie a Eleonora Danco la sala si gonfia, respira, applaude a
scena aperta: è il primo sold-out del nuovo anno. “Quanto mi piacciono queste due parole: SOLD –
OUT!” E via, riparte Eleonora, tra il pubblico che sta prendendo posto e dice: “Dopo. Dopo il dibattito li
voglio intervistare. Voglio sentire ancora cos’hanno da dire!”.
“Il punto è che da drammaturga, prima ancora che da regista, mi pongo sempre la questione di come
tentare di far sopravvivere nel tempo quello che scrivo, le parole che metto insieme, lo spettacolo che do
in pasto al pubblico. E la risposta che trovo non cambia mai: parlare di esseri umani. Raccontare quello
che siamo, chi ho accanto, qualcuno che incrocio per la via”. E il titolo di questo nuovo film passato in
selezione ufficiale al TFF 42 prevede più interpretazioni: “Sì. L’ego certo, ma anche la sua negazione,
NEGO. In un corpo adulto può voler dire rimozione di quel che saremmo voluti o potuti essere,
addirittura rimozione di se stessi. Oppure invece no, tutto il contrario, e l’ego si eleva a potenza e allora
siamo sempre lì a narrare il nostro centro ombelicale che va moltiplicandosi”.
C’è anche Eleonora Danco in campo. Mise rosso fuoco, per le strade di Roma, una cartucciera di
tranquillanti, una calza in testa, come un ladro durante una rapina o un moderno manichino alla De
Chirico. Tanto dirompente, quanto si fa pacata, fuoricampo, quando con voce leggera pone le domande
più scomode alla fauna umana selezionata, provinata e infine intervistata con la città eterna sullo sfondo,
le mura, il Tevere, i palazzi del potere e poi fuori, fino a Sperlonga, Terracina, il mare, molto mare, i “miei
luoghi dell’anima”. “Come ho trovato i miei personaggi? Semplicemente incrociandoli: mi colpivano per
un dettaglio o per la figura intera. In ogni caso si è trattato di una fascinazione epidermica. A quel punto li
fermavo, spiegavo il progetto e mi facevo raccontare le loro storie”.
Ma cos’è il cinema di Eleonora Danco? Una messa in scena di storie vere, forse. Per N-ego esiste una
sceneggiatura che si fa tradire dai personaggi, che ha un suo snodo e un suo centro, ma che ama prendere
le tangenti. “Io lavoro da sempre per immagini. Quello che scrivo è il frutto di una visione. Non sono mai
morale o desiderosa di far passare chissà quale messaggio. Quello che so fare è prendere dei momenti
della vita e trattarli, come se fossi al microscopio. I miei momenti e quelli degli altri che – ogni volta
accade questo – pur con storie lontanissime dalla mia sento sempre risuonare. Un coro di voci che è una
sola voce. Mi ispiro sempre alla pittura: in questa arte sublime non c’è mai una spiegazione, ma un
universo naturale e umano da guardare.”
In Danco l’Io funziona perché si fa relazione, perché contiene un “noi” già dentro di sé. Così i tanti ego si
costruiscono solo nel legame, che sia intimo o sociale, pur nelle sue contraddizioni, nelle sue lacerazioni.
Tra invenzioni visive in stile Tenet e quesiti da Comizi d’amore pasoliniani, N-ego racconta amori e
abbandoni, padri assenti e madri incerte, vite che anelano una relazione, che meritano di avere una voce.
Ecco un breve elenco di quel che potrete trovare nell’universo-cinema-mondo-Eleonora Danco:
un barbone che tira i sampietrini a un topo
una donna che chiede al chirurgo plastico di rifarle le gambe come quelle di suo marito
un giovane che dice: “stare un anno e mezzo con una persona è una follia”
anziani signori che cantano a cappella Vecchio scarpone
anziane signore che imbracciano il mitra
Tex Willer e un indiano d’America nato a Terracina
un ‘cameriere e acchiappino’
un ragazzo ‘amaca e divano’
un uomo che dice: “volevo prendere parte a un’orgia, ma non me la sono sentita. Ho visto che gli altri
anziché liberarsi, stavano recitando un ruolo”.
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