Il ragazzo dai pantaloni rosa

La regista Margherita Ferri ospite al Fuori Post per presentare Il ragazzo dai pantaloni rosa.

Il ragazzo dai pantaloni rosa

IL RAGAZZO DAI PANTALONI ROSA/INTERVISTA A MARGHERITA FERRI

“Le parole sono come dei vasi di fiori che cadono dai balconi. Se sei fortunato li schivi e vai avanti per la tua strada. Ma se invece sei un po’ più lento, ti centrano in pieno e ti uccidono”

Talvolta l’imprevedibile è assai prevedibile: il treno ritarda, accumula ore e l’ospite dell’Arena non arriva in tempo. Per fortuna esiste lo streaming e Margherita Ferri riesce ugualmente a introdurre il suo film campione d’incassi, Il ragazzo dai pantaloni rosa, la storia vera di Andrea Spezzacatena, vittima di cyberbullismo omofobo, morto suicida a soli 15 anni. Un racconto da mozzare il fiato che Margherita però ha affrontato con la stessa determinazione del suo film d’esordio Zen sul ghiaccio sottile. “Sono due film che dialogano molto. Entrambi raccontano di un subbuglio interiore che poco ha a che fare con le etichette. Entrambi i film, con esiti differenti, indagano la ricerca di sé, della propria identità senza fornire facili risposte né rassicuranti certezze. Le rassicurazioni non mi piacciono, preferisco il desiderio di sperimentare”.

Un film che fa una scelta rischiosa, quella di una voce narrante che riporta Andrea nel mondo dei vivi (nel film a interpretare il ragazzo è il bravissimo Samuele Carrino), pronto a raccontare la sua storia e a sbirciare oltre, dentro quello che sarebbe potuto essere il suo destino se fosse diventato un uomo. “Fin dall’inizio abbiamo creduto in questa soluzione. Volevamo che la voce di Andrea guidasse ogni nostro passo. Si è trattato di un viaggio emozionante dentro le ipotesi di un’esistenza. Conoscevamo molte cose di Andrea, grazie a sua madre, Teresa Manes, che è stata al nostro fianco nella lavorazione, rivivendo con noi, giorno per giorno, la storia di suo figlio”.

Come scrive Tarkovski in riferimento a L’infanzia di Ivan “la verosimiglianza e la verità interiore consistono non tanto nella fedeltà al fatto, quanto nella fedeltà dell’espressione del sentimento”, e allora come si porta un giovane attore a interiorizzare il sentimento di Andrea Spezzacatena? “C’è stato un grande lavoro preparatorio, un lavoro che doveva condurre Samuele (Carrino) a comprendere le situazioni e a vivere i momenti in maniera autentica, a sentire sulla sua pelle uno sguardo sbagliato, un tono di voce differente. Lo stesso lavoro che abbiamo fatto con Andrea Arru che nel film è l’aguzzino di Andrea, l’amico-nemico che ne decreterà il confino sociale. Volevamo che Andrea sentisse il peso del suo potere sull’altro, che se lo portasse addosso come un ingombro dal quale liberarsi in ogni modo”.

Il ragazzo dai pantaloni rosa è un racconto capace di trovare la leggerezza, il sorriso, la gioia di vivere pur raccontando la lenta discesa in una catastrofe. Merito di Margherita che ci spiega così il progetto: “Il film è prima di tutto un invito a parlare, ad aprirsi, a non farsi carico di tutto il dolore che ci circonda restando in silenzio. Condividere anche se si è vittime pur sapendo che esserlo fa schifo, ci fa sentire uno schifo. Per questo il nostro è un invito all’empatia e alla condivisione, due obiettivi che passano attraverso la descrizione di una giovinezza palpitante, incerta certamente, ma piena di energia e curiosità”.

 

“Ho cercato di lavorare lucidamente, scansando la retorica, il giudizio, ma lavorando sulle motivazioni dei personaggi. Comprendere i moventi della violenza, le scelte, anche le più abiette, mi sembrava il modo migliore per restituire dignità alla storia di Andrea. Perché le dinamiche di questo racconto ci riguardano tutti, toccano ognuno di noi, sono proprie dell’umanità e vanno lette senza l’illusione dell’eccezione”.

 

Chi è stato per te Andrea Spezzacatena? Margherita Ferri non ha dubbi: “Un ragazzo appassionato. Per questo nel film abbiamo insistito nel mostrare anche le sue inclinazioni artistiche. Andrea va continuamente al cinema con la sua amica, tiene un diario in cui annota visioni e giudizi, passa da Jules e Jim a Drive al western; legge Moby Dick e tiene traccia di ogni romanzo letto; ascolta Ravel, finisce a Amy Winehouse: la musica è la sua compagna di vita. Ogni cosa risuona in lui”.

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