L’albero al Fuori Post

Sara Petraglia e Tecla Insolia incontrano per la prima volta il pubblico del PostMod

L’ALBERO: INTERVISTA A SARA PETRAGLIA E TECLA INSOLIA

 

 

Un esordio all’Arena Barton Park. Sara Petraglia (figlia di Sandro) porta in dote L’albero racconto di formazione autobiografico passato in concorso alla Festa del Cinema di Roma nella sezione ‘Progressive’ e vincitore del premio Carlo Delle Piane per la migliore sceneggiatura. Una storia che è coro a due: Bianca (Tecla Insolia) e Angelica (Carlotta Gamba), amiche, compagne, amanti; l’incertezza di una strada da intraprendere, la dipendenza da sostanze, la giovinezza come fortuna e flagello (e infatti c’è Giacomo Leopardi che incombe), tra Roma, il Pigneto, Casilina Vecchia, e Napoli, il mare, i vicoli.

 

“Tutto comincia da un albero. Ogni momento cruciale della mia vita sembra accaduti nei pressi di un albero. Ed effettivamente tutto ruota attorno a quella chioma che Bianca vede dalla finestra di casa. Raggiungerlo sembra un gioco da ragazzi, ma prima di farlo si dovrà fare molta altra strada, prendere le vie meno battute, arrivare in fondo a questo film”.

 

Tecla Insolia racconta il suo incontro con la sceneggiatura: “A casa, a Piombino, ho iniziato a leggere la storia. Sono arrivata in fondo e ho ricominciato daccapo. L’intero pomeriggio è andato così. Qualcosa di questa storia mi aveva iniziato ad ossessionare, non sapevo perché. Ho pensato che avesse a che fare con l’autenticità che portava con sé. Ricordo che quando incontrai poi a Roma Sara, le dissi, impunemente, se si trattava di una storia sua. Era inevitabile che lo facessi. Quando mi ha confermato questa sensazione ho capito che dovevo girare il film”.

 

“I miei due personaggi evolvono, cambiano, se ne importano della coerenza. Volevo che l’andamento ondivago della vita fosse in questa storia che appunto dalla vita prende forza. Se ho messo qualcosa di me anche nel personaggio di Angelica? Certamente sì, il ruolo di Carlotta rischiava di apparire troppo tragico e allora abbiamo lavorato cercato di darle anche una dimensione buffa. Ecco, io sono una persona buffa, o almeno mi sento così. In questo Angelica sono io”.

 

A un certo punto del racconto le due amiche lasciano gli spazi abituali di Roma e del Pigneto per andarsene via, per una breve vacanza. Dovendo scegliere una destinazione finiscono a Napoli, appunto la città che accolse Leopardi nell’ultima parte della sua vita. Una meta inevitabile per Bianca che non fa che leggere le poesie del poeta di Recanati… “Napoli per Leopardi è un triste paradosso: viene spedito lì per sopravvivere e ci muore. Come? Non è ben chiaro: forse troppi gelati! Sì, volevo replicare il viaggio di Leopardi e Ranieri in cui si rincorre una cosa e se ne trova un’altra. In fondo La ginestra è stata scritta proprio alle pendici del Vesuvio.”

 

Un film di simboli, a partire dai nomi delle protagoniste, e un riferimento forte, una citazione evidente, che ha a che fare con la magnifica maglietta che Sara Petraglia indossa stasera: Laura Palmer, e quindi David Lynch! “Lynch mi ha cambiato la vita quando l’ho conosciuto al Liceo. Nel film c’è effettivamente una citazione da Fuoco cammina con me. Poi il simbolismo c’è, e mi piace che appaia anche quando non si vuole questo, non se ne va in cerca. L’albero, per esempio, non l’ho voluto spiegare, è un simbolo aperto che lo spettatore può riempire liberamente.”

 

Tecla riprende: “Avevo chiesto a Sara una lista di film da guardare soprattutto per le parti della dipendenza e da uso di cocaina. I film sulla droga che conoscevo erano iper-spettacolari: Trainspotting, Requiem for a dream. La sceneggiatura invece insisteva su un rapporto quotidiano, molto meno ‘eccezionale’. La lista di Sara è stata chiarificatrice. Nessun titolo aveva a che fare con la dipendenza: Paranoid park, Kids, Il giardino delle vergini suicide… piuttosto erano racconti di ragazzi, di relazioni emotive. Ho capito che mi sarei dovuta concentrare sui rapporti umani, il resto sarebbe venuto da sé”.

 

L’albero resta un riuscito racconto sulle prigioni e le libertà della giovinezza, sugli amori e le delusioni del farsi adulti, sulle esperienze che ci segnano, ma si fanno memoria. Un racconto che mescola realtà e immaginazione senza dichiarare quale delle due sia più vera. Conclude Sara Petraglia: “Questa amicizia è meno vera di altre perché ha a che fare con la droga? Io ti dico che è più che vera. In fondo Bianca, che gira sempre con un taccuino, sperimenta il mondo per scriverne. Per lei tutto è memoria, nulla merita di essere cancellato”.

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