L’odore della notte
il produttore Marco Risi introduce il film di Caligari al pubblico del PostMod

L’ODORE DELLA NOTTE/INTERVISTA A MARCO RISI
Quando Claudio Caligari esordisce nel 1983 con Amore tossico, Marco Risi è appena passato dietro la macchina da presa e, in una operazione di rinverdimento della commedia italiana ha appena girato con Jerry Calà Vado a vivere da solo. Primo film di una ideale trilogia che arriverà al 1985 con Un ragazzo e una ragazza e Colpo di fulmine. Nei quindici anni successivi calerà il silenzio su Caligari e Risi, invece, coglierà i frutti migliori del suo lavoro con film importanti e capaci di farsi valere al botteghino: Mery per sempre, Ragazzi fuori, Il muro di gomma. Intanto marco Risi ha anche fondato una casa di produzione: manco a dirlo si chiama Sorpasso Film l’omaggio evidente al capolavoro di papà Dino. E alla Sorpasso Film arriva una sceneggiatura: è di Caligari, il regista alieno che aveva stravolto il Festival di Venezia, per il quale tutti gli addetti ai lavori avevano previsto un futuro radioso e che invece era fermo al palo.
“Cosa ricordo di quel primo incontro”, domanda a se stesso Marco Risi. “Ricordo un uomo elegante e posato, con le idee molto chiare su quello che avrebbe voluto fare. L’odore della notte ci piacque subito proprio per la chiarezza con la quale Claudio ci illustrò il progetto”. Ma cosa lega Marco Risi e Claudio Caligari. “I racconti collettivi, le storie di più persone legate tra loro da una condizione, una colpa, un conflitto col mondo è un punto di contatto. Nel cast de L’odore della notte ci sono attori che già con me si erano messi in mostra: Marco Giallini, Giorgio Tirabassi. Poi Claudio si portava dietro Valerio, un attore, diceva lui, molto diverso da quelli a cui il cinema era abituato. Era il suo Belmondo, il suo Delon. Del resto lui amava Melville…”
“Sul set non ci finii troppe volte. Ma ricordo una sera – si girava soprattutto di notte in una Roma lunare, deserta – che andai e rimasi colpito dal modo con cui Claudio dirigeva la troupe e gli attori. Mai una parola fuori posto. Se aveva qualcosa da dire prendeva il diretto interessato in disparte e si metteva a confabulare. Poi girava e aveva un’energia che solo chi ama profondamente il cinema può avere.”
Hai una scena del cuore de L’odore della notte? “Sarò banale, ma a me il duetto tra Marco Giallini e Little Tony fa ancora impazzire. Lo provammo più volte. A Little Tony doveva strozzarsi la voce in gola per la paura. Cantava Cuore matto mentre Marco, pistola puntata, batteva la grancassa. Al momento clou se ne usciva con un falsetto esilarante che provammo più volte perché Claudio voleva che non fosse troppo ridicolo, ma neppure troppo caricato. Cercava, anche in questi dettagli, la verità”.
Raccontare gli anni Ottanta. L’altro punto di contatto tra Marco Risi e Claudio Caligari. Un decennio decisivo, di passaggio, al quale i due registi sembrano appartenere, dal quale hanno attinto ampiamente per le loro storie. “Sì. L’odore della notte è del 1998, ma racconta le scorribande della cosiddetta ‘banda dell’arancia meccanica” che imperversò nei quartieri della Roma bene tra il 1979 e il 1983. In qualche modo è come se rientrassimo nel tempo cristallizzato di Amore tossico. Ed è vero che io agli Ottanta ritorno: la strage di Ustica è del 1980. E poi la storia di Siani, 1985; Marcellina, 1983…”
Quanto manca Claudio Caligari al cinema di oggi? “Moltissimo. Era una voce diversa. Un professionista pieno di talento. Il destino non è stato clemente con lui. Ma se questa sala porta il suo nome significa che un segno l’ha lasciato. Se siamo qui stasera a parlare di lui vuol dire che la sua arte continua a vivere. Il premio migliore che un artista possa ricevere”.
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