Naza

All Eyes on Palestine Perugia e Assopace Palestina introducono il doc Naza

Naza

Pubblichiamo integralmente l’intervento di All eyes on Palestine che ha preceduto la proiezione di Naza del 29 novembe 2026:

 

Buonasera e benvenute a tutte e a tutti,
Io sono Claudia del Collettivo All Eyes on Palestine Perugia che insieme ad AssoPace Palestina ha promosso questa serata.

Il film che ci apprestiamo a vedere è un documentario di inchiesta che ha ottenuto un significativo successo all’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Perché il titolo NAZA? Perché NAZA è l’acronimo di Nezek Agavi, termine che in israeliano sta per “danni collaterali” ed è praticamente il termine con cui gli apparati militari israeliani definiscono le vittime civili palestinesi.
Come vedremo nel film, si ascolteranno le testimonianze di 24 membri dell’esercizio israeliano, che illustrano le pratiche utilizzate nel genocidio del popolo palestinese a Gaza.
Genocidio che seppur in misura minore e più contenuta, si sta continuando a verifcare tutt’oggi.
Ritengo importante sottolineare questo, perché purtroppo nell’ultimo anno c’è stato un drammatico calo dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica su quanto accade in Palestina e soprattutto un drammatico calo della partecipazione alle attività e alle iniziative di lotta e di protesta contro il genocidio. Dobbiamo avere coscienza che quanto vedremo in questo documentario continua ad avvenire.

Per lungo tempo, mistificando la realtà, si è parlato di Israele come unica democrazia del Medio Oriente, ma anche le reazioni che questo documentario ha suscitato testimoniano il carattere tutt’altro che democratico non solo del governo israeliano, che addirittura tramite il proprio ministro della cultura ha dichiarato di voler avviare la procedura per revocare la cittadinanza israeliana ai due registi; ma anche la reazione della maggioritaria della società israeliana è stata negativa e nei commenti social sono state numerosissime le accuse ai registi di essere traditori, e sono arrivate anche minacce alle loro famiglie. Per fortuna i due autori del documentario non si sono fatti intimidire ed hanno coraggiosamente continuato a difendere la loro opera. Ma questa intolleranza verso le voci dissenzienti non è una novità, basti pensare al caso del più grande storico israeliano contemporaneo Ilan Pappé, che vive in un esilio forzato e che ha dovuto lasciare il suo insegnamento ad Haifa, trasferendosi in Gran Bretagna. Un’altro caso, anch’esso molto significativo ma ormai dimenticato, è quello di Mordechai Vanunu tecnico nucleare israeliano che ha avuto il coraggio di rivelare al mondo l’esistenza delle bombe atomiche che lo stato di Israele tiene segrete, e che per questo è stato condannato a diciotto anni di carcere, dopo essere stato drogato e rapito dal Mossad, proprio qua in Italia. E successivamente trasferito e processato in segreto in Israele. E questi sono solo alcuni esempi di come il “democratico” regime sionista si comporta nei confronti dei suoi stessi cittadini, che hanno il coraggio di svelarne i crimini.

Detto questo, in merito al documentario che ci apprestiamo a vedere, non possiamo non riportare il punto di vista di tanti palestinesi, che hanno espresso la loro frustrazione perché nonostante abbiano denunciato in tutti i modi quanto è accaduto e sta accadendo tuttora in Palestina, sembra che debbano avere comunque l’avallo di personalità israeliane per essere creduti. E’ successo sul numero dei morti a Gaza, sempre messo in discussione fino a gennaio di quest’anno quando lo stesso governo israeliano ha di fatto riconosciuto numeri molto simili a quelli forniti dalle autorità palestinesi. Ed è successo anche a Venezia, dove era presente un film palestinese intitolato “Citizen Osama”, un documentario sulla vita di un fotoreporter a Gaza, che non ha avuto alcuna risonanza mediatica. Alcune organizzazioni palestinesi hanno rilasciato un comunicato in cui lamentano che troppo spesso per essere ascoltati devono passare attraverso le voci di chi ha contribuito ad ucciderli. Il problema, sostengono i palestinesi, non è mai stata la mancanza di prove del genocidio, ma l’identità di chi le porta alla luce. Ancora troppo spesso le voci degli israeliani e degli occidentali hanno un peso maggiore ed un’eco mediatica infinitamente più grande rispetto a tutte le denunce provenienti dai palestinesi stessi. Questo è sicuramente un aspetto che ci interroga e su cui dobbiamo riflettere profondamente.

Ci auguriamo comunque che le testimonianze di questo documentario possano essere utili a scuotere ancora una volta le coscienze.
Ma dobbiamo essere assolutamente consapevoli che non basta indignarsi o provare sgomento o rabbia o dolore per quanto accade quotidianamente in Palestina. Dobbiamo essere consapevoli che possiamo e dobbiamo impegnarci affinché quello che è un vero e proprio sterminio pianificato del popolo palestinese sia fermato.
Il genocidio inizia anche da qua, dall’Italia, dall’Umbria.
Israele non potrebbe sopravvivere senza il sostegno economico diplomatico e militare dei paesi occidentali, compresa l’Italia.
Ancora troppe aziende anche qui in Umbria, continuano ad avere rapporti e a fare affari con aziende israeliane alimentando l’industria del genocidio. Dobbiamo chiedere la fine dei rapporti economici con Israele.
Voi tutti conoscerete la campagna BDS: boicottaggio, disinvestimento, sanzioni. Ecco: Quello che manca è proprio la S, le sanzioni. Con la mobilitazione, a cominciare dai nostri territori e dalla nostra regione, dobbiamo imporre che le istituzioni operino in questo senso, anziché sostenere, ad esempio, gli accordi con la Leonardo.

Inoltre gli apparati repressivi italiani in stretto contatto con i servizi segreti israeliani hanno imprigionato numerosi palestinesi nel nostro paese, alcuni “colpevoli” solo di aver portato solidarietà ed aiuti alla popolazione di Gaza, come il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, che è recluso proprio qui nella nostra regione, nel carcere di Terni.
Quindi, come vedete, il genocidio è molto più vicino di quanto possiamo immaginare.

Anche perché tra i soldati che hanno compiuto e stanno compiendo quell’orrore, ce ne sono stati circa mille che hanno la doppia cittadinanza italiana ed israeliana e che risiedono tranquillamente nel nostro paese. Per loro, a differenza dei palestinesi, non c’è stata nessuna inchiesta e nessun procedimento penale.

Non bastasse questo, a breve rischia di essere approvato in via definitiva il cosiddetto DDL Antisemitismo che altro non è se non una legge bavaglio, che mira ad equiparare l’antisionismo e le critiche ad Israele all’antisemitismo.

Proprio per questo è importante non farci tappare la bocca e lanciamo un appello a tornare tutte e tutti in piazza al fianco delle organizzazioni palestinesi, che hanno chiamato ad una mobilitazione internazionale per sabato 10 ottobre, che in Italia è sostenuta e promossa da tutte le organizzazioni palestinesi presenti nel nostro paese (come vedrete dal volantino che è stato distribuito).
Anche a Perugia ci stiamo muovendo per organizzare una manifestazione nel pomeriggio di sabato 10. Dovrebbe essere in Piazza IV Novembre alle ore 16, ma comunque seguiteci sui social Instagram e Facebook di All Eyes on Palestine Perugia, perché a brevissimo daremo notizie definitive.

Spargete la voce, Non dobbiamo lasciare soli i palestinesi.
Ci vediamo tutte e tutti in piazza sabato 10 ottobre!

Buona visione!

Programmazione

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