1001 grammi
Drammatico | Norvegia, Germania | 2014 | 93 min1001 grammi. Come si misura una vita e quali sono gli elementi che incidono sul suo peso? Questo Marie, protagonista del film 1001 grammi di Bent Hamer, non se lo era mai chiesto, eppure lei ha passato tutta la vita a misurare, in giro per la Norvegia, certificando gli apparecchi di misurazioni del peso, del gas, della benzina.
Il suo sguardo blu, netto e calibrato, scorre nel paesaggio che le si rispecchia, riproponendo una paletta di colori freddi e asettici.
Ogni cosa è al suo posto, come se fosse sempre stata lì, inchiodata, e né il tempo né le scelte sembrano poter piegare Marie.
Bent Hamer ci invita però ad andare oltre, a considerare l’incidenza degli accadimenti e delle persone sulla nostra vita. Nonostante vogliamo rimanere ancorati alle nostre sicurezze, è impossibile restare impassibili al flusso nel quali siamo inseriti. Nonostante l’uomo voglia controllare tutto, sfugge sempre qualcosa, di metafisico, di emozionale, di spirituale.
Anche l’anima ha un suo peso e non lo si può afferrare, sfugge alle regole umane e bisogna tenerne conto.
Per questo la macchina da presa non mette mai al centro la protagonista, ma la lascia sempre ai lati nell’immagine simmetrica. Quando sembra al centro di una parete, quando la sua vettura cammina su un rettilineo, quando è davanti a una persona, non è mai inquadrata frontalmente, ma di sbieco, a 45 gradi.
Piccoli corpi nel grande spazio vuoto, come la casa di Marie che viene a poco a poco svuotata e lei si rannicchia negli angoli per cercare un po’ di calore.
Il padre invece, nella fattoria si abbandona sul mucchio di fieno e quando lei lo vede gli allunga una mano. Vuole aiutarlo perché forse è il suo specchio, è ciò che rischia di essere se non fa qualcosa, se qualcuno non la salva dall’immobilismo.
Hamer chiede allo spettatore di guardare dentro questa esattezza, dove l’uomo si sente soffocare, pronti a sentire l’esplosione sorda. In questo linguaggio di silenzi e visione il cambiamento avviene impercettibile, corrode dentro e fa vibrare chi ha la pazienza di aspettare e accogliere un cinema d’autore.
In 1001 grammi, sulle note di una sinfonia soave Marie si scopre fragile, sola, indifesa dinanzi al dolore.
Dalla Norvegia il destino la porta a Parigi, per una conferenza sul peso dove poter verificare il prototipo del kilo nazionale. La città cercherà di scardinare la sua corazza, di insinuarsi nel suo cuore, con eleganza e modestia.
Marie: “È come se i riferimenti della mia vita si fossero sbriciolati”
Pi: “Sai a volte la vita ha bisogno del caos”
Dal contenitore del prototipo del kilo si trova in mano un’altra scatolina, il peso sembra lo stesso, ma il valore cambia e Marie scopre che la vita va misurata con l’amore, con le persone che si hanno a fianco e si libera finalmente al cambiamento, alla meraviglia, all’incertezza, dove non deve combattere da sola.