di Jane Schoenbrun

Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte

Horror | USA, Canada | 2026 | 112 min | 14+
Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte

Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte. Uno Psyco dal punto di vista della doccia che ridiscute vecchie verità date per buone, sposta l’asse di sguardo partendo dall’immaginario horror corporale anni 80. Una lettura queer densa e armoniosa.

Il sonno della ragione genera mostri, ma è davvero sempre così? Oppure è la mente a modellare i suoi fantasmi? L’estate è la stagione dell’horror, dei sussulti e delle promesse, un tempo di immaginari cine-americaneggianti tra falò e camping. E forse l’horror di Jane Schoenbrun Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte, già passato a Cannes 79 in Un Certain Regardcavalca proprio questo sentimento che è la “copia” moderna di mille rappresentazioni, ma anche un facsimile fresco come la memoria delle immagini che ci portiamo dentro.

Già del suo esordio documentario A Self-Induced Hallucination Schoenbrun ragionava sul mostro di Slender Man come prodotto di una nuova memoria del web; ora al suo quarto lungometraggio, lavora ancor di più la materia del suo cinema che sembra ripetere a voce piena: “Dalle immagini non si sfugge!”. È da qui che passa un’identità intera lungo i confini di schermi cronenberghiani, regni del mondo pop anni Novanta: amuleti, un tempo, per la solitudine dei teen in cerca di eroi.

Vedere è creare nel cinema di Schoenbrun che già in I Saw The Tv Glow aveva teorizzato questa fantasia e l’evasione adolescenziale verso il serial; in Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte la fuga lascia spazio al ritorno, la rilettura critica – troppo facile parlare (solo) di un anti-slasher – cede il passo alla scena primaria, all’immersione spettatoriale negli occhi del mostro.

Per Kris (Hannah Einbinder), regista sperimentale di 29 anni, quella scena è l’arrivo del killer psicopatico Little Death nel primo capitolo di Camp Miasma, la saga horror di grande successo di cui è chiamata a dirigere il reebot. Per tornare a quell’incontro la prima cosa da fare è mettersi in contatto con l’allora protagonista del film, Billy Presley (Gillian Anderson), attrice decaduta alla Gloria Swanson, auto-reclusa nella maschera della sua final-girl tanto da abitare nel vecchio set del primo Camp Miasma. Ma la relazione tra Kris e Billy andrà ben oltre il lato professionale, anzi, ad unirle un’indicibile corrispondenza tra le inibizioni e l’accademismo di Kris e il vampirismo fatale di Billy.

Così, se proprio si volesse frugare tra l’abbondante citazionismo (forse l’unico neo del film) si potrebbero intravedere addirittura i tormenti e i sogni disperati di Persona, con le due forme di femminile che si specchiano e si scambiano la pelle, anche se il vincolo Kris-Billy è tante cose insieme: amore e vergogna, fantasia ed erotismo, tra i fantasmi del cinema e quelli della sessualità. Una chimica fatale che dà corpo a quell’interminabile dibattito sull’horror; il grande dubbio se si tratti di un cinema reazionario o progressista. Perché nello slasher il sesso è sinonimo di morte, è vero – e qui i riferimenti a Venerdì 13 si sprecano – ma come non osservare l’erotismo che lega il mostro alla sua vittima?

Camp Miasma di Schoenbrun sembra un saggio di immagini sul grande cinema horror degli anni ‘80 denso di passioni e politiche del corpo. Uno “Psyco dal punto di vista della doccia”, come recita il concept del film d’esordio di Kris, che ridiscute e rimette in gioco vecchie verità date per buone, sposta l’asse di sguardo e cerca nuovi orizzonti per la fragilità della protagonista queer fedele a un’identità (sessuale, artistica) senza contraddittorio alcuno: una ratio senza cuore che non arriva mai all’orgasmo perché tutto è ponderato, teorizzato, tutto è proprietà intellettuale.

Solo una diva della Old School come Billy (Gillian Anderson qui guru del sesso in continuità con la sua Jean di Sex Education) potrà prenderla per mano e accompagnarla verso il mondo dei sensi, tutto “carne e fluidi”, dove concetto e sentimento possono finalmente convivere. E così anche Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte si rivela il suo film più denso e armonioso di Jane Schoenbrun

Recensione di Lorenzo Nuzzo pubblicata su Sentieri Selvaggi

Festival e Riconoscimenti

laurel79. Festival de Cannes

Un Certain Regard

Dettagli

Titolo Originale
Teenage Sex and Death at Camp Miasma
Anno
2026
Regia
Jane Schoenbrun
Durata
112 min
Genere
Horror
Distribuzione
Mubi
Colore
colore
Versione Originale
Inglese
Classificazione
(14+) Vietato ai minori di 14 anni
Cast
Hannah Einbinder, Gillian Anderson, Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown, Kevin McDonald, Quintessa Swindell, Jack Haven

Contenuti sensibili

(14+) Vietato ai minori di 14 anniViolenzaSessoUso di armiUso di sostanze stupefacenti o alcol

Trailer

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