PROGRAMMAZIONE CONCLUSA
Un film di Claude Lanzmann. Con Claude Lanzmann, Benjamin Murmelstein.
Titolo originale Le Dernier des Injustes. Documentario, durata 2 episodi x 110 min, colore - Francia, Austria, 2013 - Andrea Cirla.

Nel 1975 Claude Lanzmann realizza un’intervista filmata a Benjamin Murmelstein, ultimo presidente del Consiglio Ebraico del ghetto di Theresienstadt (o Terezin) e unico sopravvissuto dei tre anziani che lo hanno presieduto durante la guerra, in esilio a Roma. Rabbino capo a Vienna al tempo dell’annessione dell’Austria alla Germania, nel 1938, Murmelstein, che si occupava dell’emigrazione, riuscì a far uscire dal paese circa 121mila ebrei, salvandoli da morte certa, eppure -a causa del suo lavoro per i tedeschi- è stato a lungo accusato di collaborazionismo e non ha mai potuto mettere piede in Israele. Nel 2012 Lanzmann, 87enne, torna a Theresienstadt, il cosiddetto “ghetto modello”, offerto in regalo da Hitler agli ebrei come soggiorno termale e luogo simbolo della terribile commistione di organizzazione e menzogna della strategia nazista, per dare nuova vita all’intervista a Murmelstein e riabilitare una volta per tutte la sua figura.
Per più di trent’anni, dunque, il regista ha conservato il materiale (girato all’inizio del lavoro decennale su “Shoah”), rimandando la sua utilizzazione e finalmente decidendo, solo in tempi recentissimi, di offrirlo alla conoscenza di tutti.
Lanzmann, con le sue domande risolute, ottiene da Murmelstein una confessione sincera e talvolta quasi politicamente scorretta, ma mai in contraddizione con un esempio di vita che parla da solo, fatto di raro coraggio e della decisione centrale di non lasciare l’Austria quando avrebbe potuto, ma di restare tra la sua gente per fare tutto il possibile. Le parole di Murmelstein sono forti e critiche anche e soprattutto nei confronti del processo a Eichmann (che si era svolto malamente nel ’61): avendo trattato con lui per anni, egli sostiene di poter affermare di prima mano la partecipazione di Eichmann alla notte dei Cristalli, la sua lontananza dalla idea arendtiana di una “banalità” del male, e la sua agghiacciante iniziativa nella genesi della soluzione finale, motivata anche e soprattutto da una ragione economica, perché era dalle partenze degli ebrei per i campi di sterminio che otteneva il suo stipendio. Di Eichmann, d’altronde, fu l’idea del Madagascar, prima, e poi di quella terra tra due fiumi a nord ovest di Praga, lontana da sguardi indiscreti, dove trovò realizzazione il progetto, unico nella sua natura, del ghetto modello.
Il racconto delle reali e terribili condizioni della “vita” a Theresienstadt si alterna, nel film di Lanzmann, al lugubre silenzio dell’oggi e ad alcuni materiali di repertorio. Ed è proprio di fronte a esempi audiovisivi come la messa in scena nazista della vita quotidiana a Theresienstadt, con i prigionieri abbelliti per l’occasione e usati come comparse di una tremenda farsa destinata ad attirare altre vittime inconsapevoli, che il lavoro sulla verità delle immagini e delle parole svolto da Lanzmann assume ancora una volta un’importanza che non ha eguali.